Martedì 8 Aprile 2014
NAPOLI - Fremiti impercettibili, più che vere e proprie scosse di terremoto. Una sequenza addirittura fisiologica per il comprensorio vesuviano.
Dalla metà del mese di febbraio sussulti a catena, quasi mai avvertiti
dalla popolazione, però. Una sequenza registrata dalle sofisticate
strutture scientifiche di sorveglianza. Ma cosa sta accadendo nel
sottosuolo vulcanico? «Nulla di strano o di preoccupante,
assolutamente», spiega il direttore dell'Osservatorio Vesuviano, Pino De
Natale. «Complessivamente l'attività sismica nell'area vesuviana è
diminuita rispetto allo stesso periodo invernale degli ultimi anni».
Perché sono stati registrati tanti microterremoti, allora?«La risposta è semplice: perché abbiamo una rete di monitoraggio sempre più perfetta. Con i sensori attivi nelle ventiquattro stazioni dell'area vesuviana siamo in grado di registrare eventi sempre più piccoli e locali, scrutando a fondo l'evoluzione del magma». Cosa significa per la sicurezza della gente?
«Significa che abbiamo strumenti sempre più efficaci di prevenzione, possibilità sempre più concrete di metterci al riparo da una qualsiasi emergenza». Possiamo parlare di un sistema di avanguardia internazionale?
«Francamente penso che non vi sia di meglio al mondo per quanto riguarda il rischio vulcanico. D'altra parte non bisogna dimenticare che anche i settecentomila abitanti addensati alle falde del Vesuvio rappresentano un caso forse unico al mondo». Per la sorveglianza in mare, cosa prevedete?
«Abbiamo nove mareografi, che misurano eventuali variazioni del livello marino rispetto alla terra. In corso di sistemazione vi è una rete di monitoraggio subacqueo in fibra ottica nel golfo di Pozzuoli, dove è già attiva una boa attrezzata». Come si sviluppa la ricerca nell'area vulcanica napoletana?
«Possiamo contare su laboratori per analisi che lavorano senza interruzione per elaborare i dati quotidiani in materia di ricerca vulcanologica, petrologica, geochimica, fisica delle rocce, di rilevamento magneto-tellurico e geo-elettrico». Altre polemiche si sono registrate per il piano di fuga elaborato dalla Protezione Civile, nel caso di una possibile eruzione...
«Su questi temi bisogna ancora confrontarsi e lavorare, evidentemente. Credo, però, che l'impegno della Regione e del ministero possa dare risultati concreti». Quando sarà pronto il piano di sicurezza dei Campi Flegrei?
«Le indicazioni di carattere scientifico sono state definite da tempo. Ora dovrà decidere il dipartimento nazionale della Protezione Civile. Spero che i risultati siano pronti a breve scadenza». -LEGGO-
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