PESARO - Amo quando fai la doccia, fammi la fotina». «Piccolina vieni
qui voglio darti tnt bacini sul visino». «Sei bellissima, il mio
angelo». «Amo... ti ricarico». Sono alcuni dei messaggi (7000 su
WhahtsApp, 2197 sms e squilli per videocollegamenti Skype, 133
telefonate, 106 contatti su Messenger, 6 ricariche telefoniche
accertate) intercettati dalla polizia postale in un anno d’indagine.
L’operazione anti pedofilia, in codice «Micione mio» (dal modo in cui
una ragazzina chiamava uno dei suoi contatti) ha permesso di denunciare
ben 27 persone in tutta Italia. Due degli indagati vivono in piccoli
centri della provincia di Pesaro: uno è un cinquantenne disoccupato,
l’altro un pensionato sesssantenne.
Le indagini sono partite un anno fa dalla denuncia di una famiglia di
Udine alla Procura della Repubblica di Trieste. I genitori avevano
notato strani comportamenti da parte della loro figlia dodicenne e
avevano scoperto, poi, fotografie ed email a dir poco sospette sul suo
pc, nonché centinaia di sms e chat WhatsApp. Le analisi tecniche e le
dichiarazioni della ragazzina hanno permesso, in quattro mesi, di
risalire al suo adescatore: un cinquantenne del Pesarese che aveva
creato un falso profilo e, per entrare in confidenza con lei, si era
spacciato per adolescente. Una volta adescata, la ragazzina era stata
indotta a inviare video e foto che la ritraevano in atteggiamenti
erotici. Contatti fisici, tra lei e il cinquantenne, non ci sono mai
stati: ma secondo gli investigatori ci sarebbe mancato poco, nel senso
che quando l’hanno scoperto, c’era già stato un contatto telefonico e il
prossimo passo sarebbe stato un appuntamento.
Le indagini, poi, si sono allargate, fino a ricostruire una vera e
propria rete di persone (tra i 29 e i 54 anni, anche due
ultrasessantenni, di tutte le estrazioni sociali: impiegati,
professionisti, studenti, operai, pensionati, anche quattro persone già
note per reati di pedofilia e violenza sessuale) che adescavano le
minorenni con una community di Netlog e, dopo essere scambiati i
riferimenti, dialogavano con loro via Messenger, Skype e WhatsApp.
Alcuni si spacciavano per promoter di agenzie di moda; altri, più
esplicitamente, si facevano mandare foto e video in cambio di ricariche
telefoniche. L’ultima fase dell’operazione ha portato all’esecuzione di
26 perquisizioni, con il sequestro di 22 pc, 46 hard disk, 508 cd e dvd,
46 pen drive usb, 50 cellulari, 11 memory card: tutto materiale utile
per proseguire le indagini. Le due perquisizioni in provincia sono state
effettuate dalla polizia postale di Udine e da quella di Pesaro. -LEGGO-

Nessun commento:
Posta un commento