mercoledì 18 dicembre 2013

Berlusconi. Il pregiudicato decaduto,

berlusconiIl giorno del giudizio è giunto e si è concluso come tutti supponevano. Lui in primis, scopertosi improvvisamente vulnerabile e battibile, tanto da tentare l'ultimo colpo di mano e convincere una folla a scendere in piazza per gridare al golpe, al lutto della democrazia.
Si chiarisca: la nostra giustizia forse fa acqua da tutte le parti, la nostra logica no. Chi compie un reato è perseguibile, chi viene sentenziato colpevole è un pregiudicato. E, di conseguenza, non dovrebbe avere il diritto di sedere nei palazzi di potere per decidere le sorti del popolo.

Faziosità? La si chiami come si preferisce, ma siamo stanchi della solita solfa, ripetuta incessantemente da vent'anni a questa parte. La conosciamo a memoria. Non importano le etichette politiche, i colori delle bandiere, neanche serve cambiar nome al partito e riesumare scheletrici fantasmi del passato per credere in una nuova epoca di purgazione. Anche perché così non sarà e, volenti o nolenti, i primi a saperlo sono proprio coloro che nella giornata di mercoledì hanno esultato. Quelli che non ce la facevano più a veder calpestata, giorno dopo giorno, perennemente, la dignità italiana, il senso di legalità, le basilari norme di civismo. Quelli che della storiella di Berlusconi martire hanno riso amaramente, che delle storielle di Berlusconi e le sue barzellette, le sue goliardie, ne hanno avuto, invece, la nausea. Quelli che ora sanno che il Cavaliere è decaduto, ma non il berlusconismo.
Perché sì: gli ultimi vent'anni di politica si sono contraddistinti da uno strano fenomeno, sconosciuto -vien da dire “per fortuna- negli altri paesi. Non esisteva “destra” e “sinistra”, quanto, piuttosto, "berlusconismo" e "antiberlusconismo". Così che personalità spiccatamente conservatrici, ma dedite alla giustizia, si sono viste affibbiare l'etichetta di comunisti, per il semplice fatto di porsi contro l'ex premier, a favore della legge e del rispetto della stessa. Gli antiberlusconiani sono diventati in breve tempo l'emblema della bigotteria, della meschinità, gli antipatici.
E lo sanno.
Sanno perfettamente che, d'ora in avanti, dovranno fare i conti con un popolo che cercherà disperatamente il proprio guru, che non accetterà la fine del Cavaliere e porterà avanti la sua lezione, la sua figura, trasformandola ulteriormente nell'immagine simbolo del martirio e dell'eroismo. Con la sua decadenza, Berlusconi ha raggiunto il suo più grande trionfo, ha coronato il suo sogno narcisista: passerà alla storia come il paladino massacrato, lirico e romantico al tempo stesso. L'antiberlusconiano dovrà fare i conti con questo pesantissimo fardello, ma soprattutto dovrà combattere contro la propria frustrazione, per quanto celata e inconscia, di non essere lui, di esserne, anzi, la nemesi. 
D'altra parte, ciascuno di noi, al fondo del fondo del proprio ego, è berlusconiano.
Facile dire di no. Ci vuole un bel coraggio ad ammetterlo a se stessi e tanto più è grande l'astio per il Cavaliere, tanto più è intensa e sofferta la sua rinnegazione. Ma è un dato di fatto: Silvio Berlusconi è riuscito, in vent'anni, a portare all'apice del potere l'immagine dell'uomo medio, scugnizzo e volgare, di quelli che girano urlando e fanno le corna in foto. Ha dato l'immagine più impulsiva, animale, goliardica di ognuno di noi, rivalutandola in positivo: l'individuo disinvolto, senza freni inibitori, talvolta imbarazzante nello sfogo di istinti totalmente svincolati dalla dicotomia bene/male che, nonostante tutto, è divenuto presidente del consiglio, leader di un partito, possessore di un impero finanziario. E chi non vorrebbe esser miliardario, far quello che preferisce, trasgredire a qualsiasi regola dettata dal buon senso, pur restando annoverato tra gli uomini più potenti del mondo?
Quello che differenzia gli antiberlusconiani, è la morale. Ma il berlusconismo, la morale, la ignora, deliberatamente. Il berlusconismo è la consapevolezza-invidia che uno semplice, uno di noi, uno che "si è fatto da solo", senza rinunciare alla soddisfazione dei propri piaceri più bestiali, "è riuscito".
E allora non preoccupa il Cavaliere: preoccupa l'Italiano, oggi. Che ora si trova senza il totem del consumismo più sfrenato (quello che può comprare tutto: potere, sesso, voti, dignità), e lo richiederà a gran voce. La sinistra forse approfitterà del momento, ma fallirà: presenterà un nuovo totem, che sarà però avvertito come, non ostile, ma antipatico. Che sarà moralizzante in pubblico, berlusconiano (sempre nel senso sopracitato) in privato. E allora non lo vorremo. Richiameremo lui. Con le sue implicazioni mafiose, con la sua spregiudicatezza, con i suoi reati, accompagnato dalla corte di tutte quelle belle frasi che abbiamo imparato a conoscere a memoria: "Beato lui che ha le donne!", "Almeno è divertente", "Sono i magistrati a odiarlo.” In breve ritorneremo a cercare, perversamente golosi e ingordi, gossip su qualche minorenne marocchina nelle camere da letto del Premier o qualsiasi altro scandalo ben architettato, ben lungi dal prendere in considerazione che ogni bravata che ci combinava, (mettendoci senz'altro in ridicolo di fronte al mondo) era un sistema per distogliere l'attenzione dai sui veri fini. La forza di Berlusconi non era nelle leggi, nel potere: era nella sua manipolazione sottile -e non lo si direbbe mai, da un uomo così grossolano in apparenza!- e furbizia arguta, il suo trasformismo, la sua empatia nel riconoscere i desideri proibiti del popolo e impersonarli iperbolicamente, in una baccanalica progressione esasperata, orgiastica.
Per questo, più che il politico, fa paura l'elettore. Fa paura l'italiano che dopo vent'anni ha imparato ad accettare come normale il fatto che l'apparenza e il potere contino più della morale e dell'onestà. Fa paura l'italiano che vota Forza Italia e punta sempre il dito contro chiunque pur di non puntarlo contro lo specchio. L'italiano che non legge, non si informa, perchè tanto è inutile, superfluo, per raggiungere la fama e il potere.
Ma, ancor più, fa paura l'italiano che ora esulta come si esulta allo stadio: "Abbiamo fatto gol!", "Abbiamo scacciato Berlusconi!".
No. Il gol l'ha fatto la squadra, non tu. Berlusconi è stato condannato, non l'abbiamo scacciato. Non abbiamo sufficiente orgoglio nazionale, amor proprio, per scacciare qualcuno, noi.

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