Peccato che le cose non siano andate esattamente così. I pentastellati, qualche macchiolina ce l'hanno eccome. Sarà l'ambiente ad influire su loro, chissà, ma certo il caso delle due senatrici Barbara Lezzi e Vilma Moronese non brilla per buon esempio. Entrambe, infatti, sono finite sotto accusa dai compagni di partito per aver assunto propri parenti, o quasi. Mezzi parenti, mettiamola così. La prima, infatti, ha pensato bene di nominar sua assistente la figlia del fidanzato, la seconda direttamente il compagno. Ambedue, però, a fronte delle critiche provenienti dal Movimento, hanno tenuto a sottolineare come non siano sposate né conviventi e dunque non si tratterebbe di una parentopoli. "Devo dunque divorziare, per poter assumere mia moglie?", ha chiesto una senatore, in assemblea, facendo così scappare Moronense in lacrime.
Si tratterebbero, però, di capri espiatori, nulla più. Era stata la stessa Lezzi, a spiegare, qualche giorno fa, durante un incontro pubblico, come il Movimento non avesse "stabilito nessuna norma interna se non quella prevista dal Senato", ovvero quella "che prevede che non vengano assunti familiari, conviventi, parenti o affini". E, d'altra parte, aveva aggiunto, in molti, tra le schiere del partito, ne avevano approfittato per assumere amici o conoscenti. Niente di male, insomma, semplice questione di fiducia.
Peccato che lo scorso marzo, sullo stesso argomento, fosse intervenuta anche l'allora capogruppo alla Camera Roberta Lombardi. In un post sul blog di Grillo, la donna invitava tutti gli italiani a inviare il proprio curriculum per candidarsi al ruolo di assistenti. "Sceglieremo", aveva garantito Lombardi, "i migliori tra i curricola che riceveremo". S'è visto.
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