martedì 26 novembre 2013

Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, quindi?

Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.. sembra quasi una barzelletta. Un giorno per ricordare le migliaia di donne che hanno subito violenze, quelle stuprate, quelle uccise. Un giorno per ricordare, per parlare, commemorare.. e di concreto? Abbiamo avuto un Campidoglio tinto di rosso, vari flash mob, Letta e le sue parole profonde. Sì, certo, lo scopo è quello di sensibilizzare i concittadini.. in un giorno. Un po’ complicato cambiare idee, concezioni, pregiudizi in un solo giorno.  Alcuni uomini ti diranno che l’argomento non li riguarda, non li tocca da vicino: la violenza è sbagliata di per sé, contro chiunque. Perché parlare così tanto allora di femminicidio, di omicidio di genere? C’è chi si riempie la bocca di “mass media”, dandogli la colpa di aver aumentato a dismisura questo fenomeno, trasformandolo quasi in una moda. Non siamo noi: sono le cifre che aumentano. Quest’anno le donne uccise in Italia sono state 128: solo quelle uccise. Dico solo perché la violenza sulle donne è molto di più: è un marito che tira un bicchiere in un moto d’ira, un ex fidanzato che minaccia il suicidio, un padre incapace di farsi ubbidire se non con le botte, quelle forti, quelle che lasciano talmente il segno da costringerti a mentire, dire che sei caduta dal motorino.  Poi ci sono quelli, uomini ma anche donne, che citano frasi come “Chiunque permetta lui stesso di essere frustato, merita di essere frustato”, perché la donna che si fa picchiare per anni probabilmente se lo merita o pensa di meritarselo: un’analisi così sminuente e minimizzante dell’animo umano, da farci chiedere da dove cominciare con questa “sensibilizzazione dei cittadini”.  Il nostro Governo, ammettiamolo, qualcosa di concreto l’ha fatto: il nuovo decreto contro la violenza sulle donne. Un punto molto interessante è quello che afferma: la querela è irrevocabile. La donna, una volta sporta denuncia, non potrà più revocarla, in modo che non torni sui suoi passi una volta ricevuta una nuova minaccia. Con tutto il rispetto per la legge che governa sovrana, ma il problema non si riscontra dopo la denuncia, bensì prima. Una donna che subisce violenze fisiche e psicologiche ogni giorno, spesso sceglie la sopportazione: la denuncia può solo peggiorare la sua situazione, portando l’uomo a brandire un coltello in un moto d’ira e uccidere lei, magari i propri figli. Sì perché la denuncia non porta mai ad una soluzione definitiva per la donna: sono necessarie prove concrete, la targa dell’uomo che la segue da giorni, la sicurezza che quelle ferite le siano state provocate dal compagno, a volte la sua morte. L’arresto infatti è assicurato, sì, ma in flagranza di reato: fate arrabbiare il vostro uomo, fatevi picchiare e a quel punto chiamate i carabinieri! Oggi, in questa giornata così importante per noi donne, le istituzioni hanno voluto lasciare un segno indelebile, fare qualcosa di molto importante per il futuro, per il cambiamento, per questa fantomatica sensibilizzazione. Non parlo di soldi alle associazioni che aiutano le donne a trovare coraggio, tantomeno organizzazione di incontri per parlare dell’argomento o corsi per sensibilizzare i cittadini (l’Università di Bologna ha creato, per conto suo, un corso sulla violenza contro le donne e i diritti umani), ha fatto molto, ma molto di più: una nomina a Cavaliere alla donna sfigurata con l’acido. Ieri, Giornata mondiale contro la violenza sulle donne… quasi una barzelletta. Un giorno per ricordare le migliaia di donne che hanno subito violenze, quelle stuprate, quelle uccise. Un giorno per ricordare, per parlare, commemorare.. e di concreto? Abbiamo avuto un Campidoglio tinto di rosso, vari flash mob, Letta e le sue parole profonde. Sì, certo, lo scopo è quello di sensibilizzare i concittadini.. in un giorno. Un po’ complicato cambiare idee, concezioni, pregiudizi in un solo giorno.

Alcuni uomini diranno che l’argomento non li riguarda, non li tocca da vicino: la violenza è sbagliata di per sé, contro chiunque. Perché parlare così tanto allora di femminicidio, di omicidio di genere? C’è chi si riempie la bocca di“mass media”, dandogli la colpa di aver aumentato a dismisura questo fenomeno, trasformandolo quasi in una moda. Non siamo noi: sono le cifre che aumentano. Quest’anno le donne uccise in Italia sono state 128: solo quelle uccise. Dico solo perché la violenza sulle donne è molto di più: è un marito che tira un bicchiere in un moto d’ira, un ex fidanzato che minaccia il suicidio, un padre incapace di farsi ubbidire se non con le botte, quelle forti, quelle che lasciano talmente il segno da costringerti a mentire, dire che sei caduta dal motorino.
Poi ci sono quelli, uomini ma anche donne, che citano frasi come “Chiunque permetta lui stesso di essere frustato, merita di essere frustato”, perché la donna che si fa picchiare per anni probabilmente se lo merita o pensa di meritarselo: un’analisi così sminuente e minimizzante dell’animo umano, da farci chiedere da dove cominciare con questa “sensibilizzazione dei cittadini”.
Il nostro Governo, ammettiamolo, qualcosa di concreto l’ha fatto: il nuovo decreto contro la violenza sulle donne. Un punto molto interessante è quello che afferma: la querela è irrevocabile. La donna, una volta sporta denuncia, non potrà più revocarla, in modo che non torni sui suoi passi una volta ricevuta una nuova minaccia. Con tutto il rispetto per la legge che governa sovrana, ma il problema non si riscontra dopo la denuncia, bensì prima. Una donna che subisce violenze fisiche e psicologiche ogni giorno, spesso sceglie la sopportazione: la denuncia può solo peggiorare la sua situazione, portando l’uomo a brandire un coltello in un moto d’ira e uccidere lei, magari i propri figli. Sì perché la denuncia non porta mai ad una soluzione definitiva per la donna: sono necessarie prove concrete, la targa dell’uomo che la segue da giorni, la sicurezza che quelle ferite le siano state provocate dal compagno, a volte la sua morte. L’arresto infatti è assicurato, sì, ma in flagranza di reato: fate arrabbiare il vostro uomo, fatevi picchiare e a quel punto chiamate i carabinieri (verrebbe da dire).
in questa giornata così importante per le donne, le istituzioni hanno voluto lasciare un segno indelebile, fare qualcosa di molto importante per il futuro, per il cambiamento, per questa fantomatica sensibilizzazione. Non parlo di soldi alle associazioni che aiutano le donne a trovare coraggio, tantomeno organizzazione di incontri per parlare dell’argomento o corsi per sensibilizzare i cittadini (l’Università di Bologna ha creato, per conto suo, un corso sulla violenza contro le donne e i diritti umani), bensì molto, ma molto di più: parlo della nomina a Cavaliere alla donna sfigurata con l’acido. 
Una barzelletta, sì, di quelle che lasciano l'amaro in bocca. 

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