Nella zona di Catanzaro e nel Crotonese la situazione più critica. Sono state sei ore interminabili di temporale, sei ore in cui sono caduti 145 millimetri d’acqua (dati Arpacal) che hanno provocato l’esondazione di alcuni fiumi e ingrossamento di torrenti, e non pochi disagi e danni sulle vie di comunicazione stradali e ferroviarie. Fortunatamente non ci sono state vittime, com'è accaduto in Sardegna, ma la devastazione, quella sì. Ponti crollati, rottura di strade, auto inghiottite dall’acqua. Per non parlare dei danni provocati a negozi, strutture alberghiere e alle case dei calabresi. L’allarme rosso non riguarda solo le vie di comunicazione.
Catanzaro chiede aiuto in seguito alla mancanza di un bene vitale, qual èl’acqua. Il problema nasce dalla rottura della condotta che porta il bene prezioso in ogni punto della città. Una rottura non da poco, giacché la condotta sembra essere danneggiata in ben tre punti. I 70.000 catanzaresi in difficoltà si sono affidati ai social network, e in particolare a Facebook, per chiedere aiuti in merito a questa grave situazione.
L’acqua nei supermercati è andata a ruba, le autobotti messe a disposizione non bastano per tutta la popolazione. E proprio in merito a ciò, alcuni quartieri non hanno neanche visto arrivare gli automezzi con il carico d’acqua. E’ il caso del quartiere S. Maria, a sud della città, e tra l’altro uno dei più colpiti dal violento nubifragio del 19 novembre scorso.
"Anni di negligenze, negazionismi e mala gestione sono stati messi a nudo dalla pioggia – ha scritto Legambiente Calabria in una nota – Da tempo si denuncia che la cementificazione del territorio avrebbe causato enormi pericoli per la tenuta delle infrastrutture e l’incolumità dei cittadini, da anni si invocano la manutenzione e il potenziamento degli impianti idrici". "Le nostre denunce sono rimaste inascoltate" dichiara Andrea Dominijanni, vicepresidente di Legambiente Calabria.
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