Grandi dismissioni all'orizzonte. Lo stato metterà in vendita alcune quote di aziende con partecipazione pubblica per recuperare denaro da sfruttare per diminuire il debito pubblico e per trovare una boccata di ossigeno nei conti, sempre più una sfida che rende gli economisti di turno veri e propri funamboli.
Le quote varieranno a seconda delle società interessate, otto in totale, che vedranno un calo dal 3% al 60%, per un rientro di circa un dieci – dodici miliardi di euro.
Verrà venduto il 60% delle quote di Sace e di Grandi Stazioni, mentre il 40% per Enav e per Fincantieri. Per Eni solo il 3%, che permetterà di mantenere il controllo della società. E ancora Stm, Cdp Reti e Tag.
Non basta. Vista la situazione dell'Italia è chiaramente necessaria anche un'ulteriore spending review che andrà a intaccare le pensioni d'oro e quelle al di sopra di una certa cifra, nonché le pubbliche amministrazioni che, in toto, dovranno effettuare tagli.
La volontà di Letta è di dar vita a un percorso che dopo anni di aumento del debito pubblico possa finalmente dar vita a un calo dello stesso che si protragga nei prossimi anni. Ma per farlo verrà messa in vendita anche un'altra parte dei gioielli statali in una seconda tranche che potrebbe interessare anche Poste e Ferrovie dello Stato.
articolotre.com
Non è lo Stato a metterle in vendita ma i partiti capitanati dal nipote di suom zio Letta.....siate precisi per favore.
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