martedì 22 ottobre 2013

Palermo, dice no all'austerità, Il consiglio comunale delibera un ordine del giorno contro le politiche economiche dettate dall'Ue

orlandoNel capoluogo Siciliano , oggi , il consiglio comunale su proposta della consigliera Federica Aluzzo ha approvato all'unanimità un ordine le giorno contro le politiche economiche europee , considerate inique e destabilizzanti del tessuto sociale . ll comune di Palermo, come tanti altri enti locali del resto, è soggetto a tagli del personale non indifferenti a causa del rispetto di leggi nazionali che a loro volta derivano dall'adesione dell'italia ai trattati Europei , come per esempio il patto di stabilità. Queste politiche economiche europee determineranno dei tagli anche alla sanità e all'istruzione con conseguenze nefaste su sull'efficienza dei servizi stessi, si rischia di non mantenere alcuni diritti costituzionali che spettano a ogni cittadino !  

E' per questo motivo che il comune di Palermo, oggi,  deicide di battere i piedi per terra , decide di dire No all'Ue e alle sue politiche di austerità ! 
Di seguito , l'ordine del giorno approvato da tutti i consiglieri comunali all'unanimità : 

Il Consiglio Comunale
Premesso che:
· i governi italiani alternatisi negli anni hanno sottoscritto vincolanti trattati europei, tra i quali:
· Trattato sull’Unione Europea (Trattato di Maastricht)
· Protocollo sullo Statuto del Sistema Europeo di banche centrali e della Banca Centrale Europea
· Patto di stabilità e crescita
· Trattato di Lisbona
· Il Patto di bilancio europeo (Fiscal compact)
· Modifiche al trattato di Lisbona inerenti il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES)
Considerato
· In questi ultimi anni l’amministrazione comunale di Palermo, cosi come il resto dei comuni italiani, ha dovuto affrontare enormi problemi di liquidità determinati dal complesso delle azioni governative centrali atte a rispettare i suddetti trattati e in particolare il Patto di Stabilità, trovandosi in grandi difficoltà nella fornitura dei servizi.
· Che le politiche di tagli e austerity effettuate in questi anni per riportare i conti pubblici in ordine e rispettare il limite del 3% nel rapporto deficit/PIL, appaiono inique e destabilizzanti per il tessuto sociale e produttivo della nazione e in primis dei comuni.
· Che i diciassette paesi che hanno adottato la moneta unica hanno rinunciato alla possibilità di emissione monetaria da parte dello stato e contemporaneamente accettato di usare una moneta, l’euro, che va necessariamente chiesta in prestito ai mercati di capitale sul mercato secondario.
· Che l’aver accettato il pareggio di bilancio significa compromettere gli investimenti pubblici finalizzati all’assorbimento della disoccupazione e alla crescita economica;
· Che in virtù degli accordi come il Fiscal compact lo stato dovrà risparmiare 45 miliardi di euro l’anno per finanziare l’abbattimento del debito sotto la soglia del 60% in rapporto al PIL, soldi che dovranno necessariamente essere sottratti al bilancio statale e di conseguenza anche dei comuni.
· Che le scelte di politica economica alla base dei trattati europei sopracitati, basate unicamente sulle ricette della branca neoliberista e monetarista del pensiero economico, sono risultate in moltissimi casi fallimentari, mentre i principi Keynesiani alla base dello sviluppo economico dell’occidente sono stati quasi completamente ignorati.
· Che non esiste giustificazione scientificamente provata che l’emissione monetaria a deficit positivo generi automaticamente iperinflazione.
· Che le politiche di austerity hanno generato recessione economica e aumento del debito pubblico che invece si intendeva contrastare.
· Che le politiche di tagli indispensabili al pareggio di bilancio hanno determinato un enorme fabbisogno di grandi e piccole opere oltre che di figure professionali socialmente utili.
· Che il ritorno alla spesa pubblica a deficit, in un periodo di recessione come quello che stiamo attraversando, comporterebbe una crescita economica che automaticamente si tradurrebbe in aumento del PIL con la conseguente crescita delle entrate fiscali che di fatto annullerebbero l’aumento del debito.
· Che le politiche economiche, ad oggi completamente sbagliate, hanno favorito la grande finanza speculativa e impoverito i popoli che ormai corrono il rischio di rigettare l’idea stessa di Europa unita che invece andrebbe salvaguardata.
Il Consiglio Comunale
Invita Il Sindaco
a creare una coalizione di Sindaci italiani per la stesura di un documento comune indirizzato al governo ed alla Presidenza della Repubblica con il quale si chiede espressamente:
· Il finanziamento della crescita mediante l’emissione monetaria diretta da parte della BCE (senza il ricorso al mercato dei titoli di stato), o in alternativa tramite la concessione agli stati dell’accesso al mercato primario dei capitali al tasso di riferimento attualmente in uso (con un tetto massimo dell’1%).
Le risorse così ottenute si potrebbero utilizzare per: piani di lavoro per l’abbattimento della dilagante disoccupazione; per la ricostruzione delle zone colpite dalle calamità naturali e relativa prevenzione; per il restauro e messa in sicurezza dell’ immenso patrimonio artistico italiano; per l’ ammodernamento della rete infrastrutturale, degli asili, scuole ed ospedali.
· La rinegoziazione in sede europea degli accordi sul Fiscal Compact, del Mes e del Patto di Stabilità oltre che la necessaria modifica allo statuto della Bce indispensabile per la realizzazione dei punti sopracitati
In mancanza di un preciso segnale in tal senso i sindaci, come primi rappresentanti sul territorio delle istituzioni e immediato baluardo a tutela dell’interesse pubblico, valuteranno se e quali azioni autonome e alternative mettere in campo a difesa dei cittadini.

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