venerdì 6 settembre 2013

Silvio, Edilnord e la banca della mafia (seconda parte)


berlusconi edilnordBerlusconi costruttore, palazzinaro, ma con quali soldi?

A questa domanda il grado di visibilità si attenua sino quasi ad annullarsi: il buio più completo. Certo è che Silvio Berlusconi scompare come imprenditore il 29 settembre 1968, sotto un'impenetrabile crosta di sigle e prestanomi, per riaffiorare il 19 luglio 1975, presidente di Italcantieri prima e di Fininvest poi.

Ma i soldi da dove arrivano? L'unica certezza è che le finanziarie hanno sede in Svizzera, ma gli svizzeri quando si tratta di quattrini sono tutt'altro che dame della San Vincenzo. Un'ordinanza dell'ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo datata 1985, mira a comprendere, nell'ambito del maxiprocesso contro Cosa Nostra, i meccanismi delle banche elvetiche.
Intanto nel 1978 il Cavaliere si iscrive alla loggia P2, i giudici milanesi Giuliano Turone e Gherardo Colombo arriveranno a quella lista indagando però sulla mafia. Scrive in proposito Tina Anselmi, presidente della commissione d'inchiesta sulla Loggia di Gelli "Tramite il Banco Ambrosiano, alcuni operatori finanziari, tra cui Berlusconi, trovano appoggi e finanziamenti al di là di ogni ragionevole merito".
Anche i sindaci del Monte dei Paschi di Siena, banca non proprio nota per la sua probità, suggeriscono cautela "Quella di Berlusconi Silvio è una posizione che suscita perplessità, che non trova giustificazione se non nella fiducia delle sue presunte capacità imprenditoriali. Il totale del debito ammonta a 50 miliardi. Sono in istruttoria nuovi mutui per altri 42 miliardi, pertanto suggeriamo cautela".
Ma è opportuno ritornare alla prima Edilnord, Il neolaureato Berlusconi ha individuato un'area edificabile, nei pressi della Baggina. Per acquisirla occorrono 190 milioni di lire, Silvio personalmente può contare solo su un contributo da parte del padre, non certo ricco, all'incirca 10 milioni. Cerca un socio fidejussore, lo trova in Carlo Rasini, amministratore illimitatamente responsabile dell'omonima banca.
Rasini fornisce a Berlusconi anche un socio operativo, il costruttore Pietro Canali.
il problema dell'acquisto del terreno è risolto, ma se ne presenta un altro, chi finanzia l'edificazione? E qui emergono le indubbie capacità di Silvio Berlusconi. Arriva tutte le mattine in via Alciati, prima del custode, doppiopetto d'ordinanza, camicia immacolata, cravatte di seta e scarpe inglesi, divisa irrinunciabile per l'esercizio in cui non ha mai avuto eguali: l'arte del vendersi. Prima cliente, la madre di Fedele Confalonieri.
Però al Cavaliere la veste del palazzinaro sta stretta, ambisce ad operazioni senza precedenti, confida all'amico Dell'Utri "Io costruirò una città, dalla clinica per nascere al cimitero dove riposare". E individua anche l'area: una vastissima proprietà nel comune di Brugherio, tra i fiumi Adda  e Lambro. La zona è depressa, nebbiosa, invasa dagli scarichi delle industrie chimiche e tessili. Investire denaro in questo progetto è un azzardo assoluto.
Ma soprattutto: chi è in grado di fornire questo oceano di quattrini? Certamente non Silvio Berlusconi. il quale nel frattempo fonda la Edilnord sas di Berlusconi Silvio, nella quale è socio accomandatario unico e viene messo sotto la tutela di un garante, il solito Carlo Rasini. Per intenderci, il futuro magnate non poteva neppure assumere un geometra o comprare un sacco di cemento senza l'assenso del banchiere, e questo forse spiega la munificenza dei fantomatici finanziatori svizzeri.
Carlo Rasini ha alle spalle una banca, la sua, quella definita da Michele Sindona "La banca della mafia". Andando nel merito di una sentenza-ordinanza di rinvio agiudizio, firmata dal giudice istruttore Felice Isnardi, nei confronti del direttore generale della Banca Rasini, Antonio Secchione, si legge "Il rapporto della Criminalpol, data 13 aprile 2001, poneva in evidenza un complesso intreccio di società immobiliari, facenti capo a Virgilio Antonio e Monti Luigi. Il rapporto esprimeva il convincimento che3tutte le suddette società fossero canali di emissione o riciclaggio di masse di denaro di dubbia provenienza". Monti e Virgilio sono titolari di conti correnti presso la banca milanese, attraverso i quali in due anni transitano operazioni per oltre 50 miliardi di lire e spunta il nome di Giuseppe Bono, notissimo boss mafioso.
Per amore di verità va detto che all'epoca degli accertati intrecci mafiosi tra la banca e Cosa Nostra, nè Luigi Berlusconi, nè Carlo Rasini più nulla hanno a che vedere con l'istituto di credito.
Un altro nome ricorrente in queste vicende è quello dell'avvocato svizzero Renzo Rezzonico, uomo di fiducia dei misteriosi investitori. Soggetti che dispongono di capitali straordinari, con l'assoluta necessità di investirli, anche accollandosi un margine di rischio, seppur, come abbiamo constatato, non elevato. Rezzonico rappresenta una finanziaria di Lugano, la Aktien, di cui si sa ben poco, se non che è di proprietà della filiale lussemburghese della banca americana Discount Bank Overses. La Aktien ha sede in Svizzera, ma curiosamente per statuto non può operare sul territorio elvetico, comunque i capitali di questa finanziaria affluiscono nella Edilnord.
Ma torniamo all'area sulla quale sarebbe sorta Milano 2.
712 mila metri quadrati di proprietà del conte Lorenzo Bonzi, che aveva stipulato col comune di Segrate un accordo per edificare strutture abitative per un totale di 2 milioni e mezzo di metri cubi afronte dell'impegno di provvedere alle opere di urbanizzazione. Il conte non intendeva costruire in prima persona, bensì aveva valorizzato quel terreno per cederlo al miglior offerente.
Diverse realtà finanziarie sono interessate, tra cui Edilnord, la cui offerta non è tra le più appetibili e la famiglia Bonzi privilegia altri interlocutori, fino a quando accadono inquietanti retroscena. Le villette civetta costruite sono oggetto di atti vandalici e i proprietari ricevono intimidazioni e minacce. 
I Bonzi si affrettano a chiudere le trattative, stranamente con chi ha presentato l'offerta più bassa, la Edilnord di Berlusconi, che acquista l'area edificabile per circa tre miliardi di lire, un vero affare. E' l'autunno del 1968, comincia la vera ascesa del futuro premier che si concretizza con la costituzione dell'Immobiliare San Martino spa, con sede a Roma, in via salita San Nicola da Tolentino 1/b. Anche i maggiori esperti di finanza occulta si sono arresi davanti a quel portone, oltre cento società di assicurazioni, finanziarie, import-export, hanno lo stesso indirizzo e lo stesso numero di fax.
Ultimo atto di quell'epoca tanto oscura quanto gloriosa avviene nel 1979, nasce da una marea di fiduciarie la Finivest Spa, presidente Silvio Berlusconi, nel consiglio di amministrazione siedono il fratello Paolo ed il cugino Giancarlo Foscale.

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