martedì 17 settembre 2013

pannelli fotovoltaici: ecco pro e contro dell’energia del futuro

IMP
Energia.
Questa è la parola chiave del ventunesimo secolo; l’energia è vita ed è quotidianità. Proprio grazie all’energia, si è riusciti col tempo ad arrivare allo sviluppo ed alle condizioni di vita attuali.

Tuttavia, proprio per il suo ruolo rilevante nei nostri gesti quotidiani e più comuni, è necessario trovare fonti di energie differenti e rinnovabili, che permettano uno sfruttamento maggiore di quest’ultima.
Da qualche anno, infatti, si è messo l’accento sull’utilizzo degli impianti fotovoltaici – che sfruttano l’energia solare incidente su di essi per produrre energia elettrica – volti a sostenere queste new economy, tanto da essere stati soggetti di numerosi incentivi (a volte sfruttati anche in maniera fraudolenta, purtroppo) affinché le gente ne facesse utilizzo.
fotovoltaico-565x375Gli impianti fotovoltaici sono generalmente suddivisi in tre categorie: gli impianti cosiddetti “ad isola”, che non sono connessi a nessuna rete di distribuzione e sfruttano quindi l’energia prodotta ed accumulata nelle batterie; gli impianti “grid-connect”, che invece sono connessi ad una rete elettrica di distribuzione esistente e gestita da terzi e spesso anche all’impianto elettrico privato da servire; ed infine gli impianti ibridi che restano connessi alla rete elettrica di distribuzione, ma utilizzano principalmente l’energia solare.
L’impianto ottiene il suo funzionamento migliore tanto più viene esposto all’irraggiamento solare; per questo motivo vengono principalmente posti sopra i tetti delle case, la cui inclinazione permette durante le diverse ore del giorno di immagazzinare più energia solare possibile.
fotovoltaicaSi è parlato a lungo dei tanti pregi di questi impianti, tuttavia essi presentano ancora alcuni ostacoli, fra cui quello del rapporto costo-efficienza – in parte risolto negli ultimi anni – secondo cui l’installazione di questi impianti prevedeva alti costi, ma una bassa quantità di energia prodotta; quello dell’intermittenza, ossia la sua aleatorietà e non programmabilità di produzione energetica, dovuta alla variabilità dell’irradiazione solare sia per la sua totale assenza notturna, sia in presenza di cielo nuvoloso, sia per le variazioni stagionali tra estate e inverno; ed infine quello dei materiali utilizzati, difficili da reperire e ricchi di sostanze tossiche.
In effetti l’impatto ambientale di un impianto fotovoltaico può essere valutato considerando le tre distinte fasi di vita di quest’ultimo: la fase produttiva, lo smantellamento e l’impatto sul paesaggio nel periodo in cui esso rimane installato. Durante la fase di produzione, un impianto fotovoltaico è paragonabile ad un qualsiasi altro prodotto industriale chimico, dunque il suo impatto equivale a quello di una qualunque fabbrica chimica. Durante la fase di lavorazione, invece, vengono utilizzate sostanze tossiche – acido cloridrico, triclorosilano, silano, fosfina e diborano – la cui manipolazione richiede particolari accorgimenti per la tutela della salute di chi frequenta i luoghi limitrofi.
D’altro canto però, la durata media di un pannello fotovoltaico è superiore ai 25 anni, e quindi, se paragonata a quella di un bene industriale di consumo, si può considerare piuttosto lunga; tuttavia, al termine della sua vita, esso dovrà essere trattato come un rifiuto speciale, in quanto contiene sostanze tossiche – quali piombo, rame, selenio, gallio, indio, tellurio, cadmio – che non possono essere smaltite con i normali processi.
Energia fotovoltaicaInoltre, poiché l’estrazione e la lavorazione di questi metalli non si può considerare né semplice, né tantomeno conveniente, il progressivo ed esponenziale diffondersi delle tecnologie fotovoltaiche obbligherà, con buona probabilità, le case produttrici a provvedere al recupero dei suddetti materiali, in modo da favorire una produzione mirata a tale recupero.
In ogni caso, sebbene sia da considerare la presenza di sostanze tossiche, i pannelli fotovoltaici non danno alcun problema durante il loro utilizzo, e sino ad oggi non si sono riscontrati rischi per la salute o per l’ambiente.

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