Energia.
Questa è la parola chiave del ventunesimo secolo; l’energia è vita ed è quotidianità. Proprio grazie all’energia, si è riusciti col tempo ad arrivare allo sviluppo ed alle condizioni di vita attuali.
Tuttavia, proprio per il suo ruolo rilevante nei nostri gesti quotidiani e più comuni, è necessario trovare fonti di energie differenti e rinnovabili, che permettano uno sfruttamento maggiore di quest’ultima.
Da qualche anno, infatti, si è messo l’accento sull’utilizzo degli impianti fotovoltaici – che sfruttano l’energia solare incidente su di essi per produrre energia elettrica – volti a sostenere queste new economy, tanto da essere stati soggetti di numerosi incentivi (a volte sfruttati anche in maniera fraudolenta, purtroppo) affinché le gente ne facesse utilizzo.
L’impianto ottiene il suo funzionamento migliore tanto più viene esposto all’irraggiamento solare; per questo motivo vengono principalmente posti sopra i tetti delle case, la cui inclinazione permette durante le diverse ore del giorno di immagazzinare più energia solare possibile.
In effetti l’impatto ambientale di un impianto fotovoltaico può essere valutato considerando le tre distinte fasi di vita di quest’ultimo: la fase produttiva, lo smantellamento e l’impatto sul paesaggio nel periodo in cui esso rimane installato. Durante la fase di produzione, un impianto fotovoltaico è paragonabile ad un qualsiasi altro prodotto industriale chimico, dunque il suo impatto equivale a quello di una qualunque fabbrica chimica. Durante la fase di lavorazione, invece, vengono utilizzate sostanze tossiche – acido cloridrico, triclorosilano, silano, fosfina e diborano – la cui manipolazione richiede particolari accorgimenti per la tutela della salute di chi frequenta i luoghi limitrofi.
D’altro canto però, la durata media di un pannello fotovoltaico è superiore ai 25 anni, e quindi, se paragonata a quella di un bene industriale di consumo, si può considerare piuttosto lunga; tuttavia, al termine della sua vita, esso dovrà essere trattato come un rifiuto speciale, in quanto contiene sostanze tossiche – quali piombo, rame, selenio, gallio, indio, tellurio, cadmio – che non possono essere smaltite con i normali processi.
In ogni caso, sebbene sia da considerare la presenza di sostanze tossiche, i pannelli fotovoltaici non danno alcun problema durante il loro utilizzo, e sino ad oggi non si sono riscontrati rischi per la salute o per l’ambiente.
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