mercoledì 11 settembre 2013

Lotta di classe, ma contro chi?

lotta di classeC’è una silenziosa lotta di classe nel mondo occidentale, che non è paragonabile alla lotta di classe di paesi fondamentalmente agricoli che rispolverano in superamento ai vecchi tribalismi religiosi il maoismo, penso per esempio ai maoisti comunisti Nepalesi o a Sendero Luminoso nel sud-america, è un marxismo quello di questi gruppi coerente che individua in modo netto il nemico di classe,nel latifondista,nella grande multinazionale, nell’imperialismo straniero.

Invece nel nostro paese ed negli altri paesi occidentali se i cosidetti diritti civili ed umani sono sempre più sbandierati ed a volte riconosciuti,vengono sempre meno o sono più difficili da concretizzare i diritti sociali.I sindacati,i partiti guereggiano in una battaglia persa insieme ai comitati cittadini contro il “nemico globale” cioè la globalizzazione,che però assume una forma liquida,anonima,adattabile ad ogni forma di governo o struttura politica. Non è l’attuale società meno fascista e meno gerarchica o classista della vecchia società fascista,tra spinte propulsive verso un classismo conservatore di cui dopo l’11 settembre abbamo avuto la possibilità di testare anche nel nostro paese,derivante dalla cultura neoconservatrice americana,ed un neoprogressismo che però vive dell’inglobamento come nel neoconservatorismo della destra all’interno della sinistra.Cioè la destra capitalista ormai assembla a se la sinistra, mentre la sinistra progressista va procedendo sempre più lontano dalle classi lavoratrici suo fulcro storico,per muoversi sempre più nell’area del cosidetto centro,un territorio impersonale,fatto ne di concetti statalisti come nella vecchia social-democrazia,ne da liberismo spinto alla Mises,Rothbard ecc,ne tantomeno dalle aspirazioni dei vecchi autonomi degli anni 70 80 con il concetto di potere operaio ed estinzione dello stato,penso per esempio a Toni Negri.
Questo centro rimane come ho detto prima un luogo impersonale dove vige il concetto di mediazione. Ma questa mediazione c’è da chiedersi fino a quando è mediazione e non “repressione” od almeno repressione psicologica dei conflitti sociali latenti?In poche parole pensiamo al tema dell’inquinamento,ed a come la lotta tra crescitisti ed decrescitisti o meglio tra industrialisti ed de-industrialisti venga sodisfatta in una forma neutra che afferma il fatto che “esistono soluzioni moderne e tecniche per sviluppare un industrialismo non inquinante e non dannoso”. Allo stesso tempo facendo passare questo concetto attraverso i media si ha il potere di tranquilizzare le masse,(mentre magari cresce il numero delle persone o ammalate perchè lavorano in industrie malsane come l’Ilva, od di operai che per colpa delle superpretese dei sindacati europei ed ecologici vedono la propria industria spiccare il volo per territori dove il lavoro costerà meno e ci sarà più gente disposta a lavorare anche con condizioni insalubri qui non accettate),è insomma il territorio del rimandare ed del non fare scelte decisive,ed agisce in questo territorio un grande concetto scoperto dai filosofi occidentali (come Einstein)il tempo,ed è lo stesso tempo che prende le decisioni in questa civiltà globalizzata dove il tempo è alla base di ogni macchinazione e transazione finanziaria.Lo spread aumenta o diminuisce ma non c’è modo di fermarlo,l’inquinamento anche è la parafrasi del concetto di tempo fino a che sembra che lo stesso atto di governare sia dato in surrogato al tempo,quindi non esista più governo o bisogno di governare processi economico sociali che ormai funzionano e vanno avanti da soli verso non si sà quale meta….intanto il tempo passando fa nascere ed morire gente,alcuni per lavori insalubri,altri con meno cibo a pranzo,ma non c’è tempo di pensare di indagare su una condizione di malessere alla quale viene data la risposta delle “mediazione” e della speranza riposta in un domani sempre più impersonale,in un futuro che pochi riescono a vedere od immaginare, quasi alla nuova Fede in un entità benevola che risolverà i problemi.La mediazione intanto come una droga continua nel presente controllando il futuro e facendo cadere nell’oblio il passato a fare i suoi danni,ma nessuno vuole fare una scelta.La globalizzazione d’altronde è per sua natura una non-ideologia un territorio neutro ed impersonale,fatto per un certo periodo nei tempi reganiani ed berlusconiani di immagini,di televisione,di pubblicità,successivamente di neo-nazionalismi da spread,(germania contro italia,francia contro germania ecc ecc)mentre ci si accorge che le sue promesse storiche tanto decantate dai liberali e dai marxisti non si sono realizzate,penso all’aspirazione allo stato minimo liberale come all’estinzione dello stato marxista,all’unità operaia,ad un politica sociale ed di diritti umani comune tanto cara all’ala socialdemocratica.Mentre si è realizzata la parte neutrale della globalizzazione,quella psicologica,dell’unificazione ed distruzione delle vecchie ideologie contrapposte in un unico idioma culturale.Ma intanto regna un sistema che si basa sempre più sugli egoismi nazionali,quasi come nei nazionalismi ottocenteschi,guerra di spread,ed guerra tra poveri all’interno delle stesse nazioni.Per alcuni il problema del debito pubblico e dell’inneficienza va risolto tagliando drasticamente la spesa pubblica ,riducendo i salari,ed il costo del lavoro,e la pubblica amministrazione,eliminando di molto quindi il concetto di pubblico,per altri va risolto implementando questo settore a scapito dell’industria privata e del capitale bancario.Ma allo stesso tempo mentre Professori ed Economisti di varie tendenze si fanno guerra tra loro,resta il problema di come le industrie non abbiano nulla di nuovo da proporre in un mercato ormai saturo di prodotti concorrenziali provenienti dall’Asia.Allora ci si divide ancora tra chi stupidamente come Marchionne nella sua isteria da donna in menopausa dice che sono gli operai a non voler lavorare ed adattarsi ai ritmi produttivi globali,mentre la sua azienda non riesce a proporre un prodotto nuovo ed innovativo,il problema viene scaricato sugli operai (vado all’estero),ma gli operai cosa possono fare più di montare seguendo i ritmi imposti dall’azienda le parti del prodotto alla catena di montaggio?Comunque sia la soluzione dei problemi rimane sempre una sconfitta del più povero,da una parte tagli alla sanità,ed alla scuola pubblica,ed “aziende che vanno all’estero”(parlo della destra economica),mentre dall’altra parte a sinistra il vecchio consociativismo che però crea solo spesa pubblica ed implemento della amministrazione pubblica improduttiva rispetto all’industria come ricordava il grande economista Hawardiano Sylos Labini.
Mentre i tagli colpiscono anche le categorie che un tempo si erano allontanate dalla lotta di classe tradizionale della sinistra operaista extraparlamentare come gli insegnanti,infermieri ecc.I tagli colpiscono con acredine anche queste categorie attualmente facendole gravitare sempre più in basso,mentre la soluzione dei tagli non ha rappresentato una nuova via di uscita dal problema della penuria produttiva visto che ai tagli Tremontiani e Montiani per raggiungere il pareggio di bilancio non è conseguito l’irrobustimento della classe operaia (vedi che imperversano tuttora manager come Marchionne e capisci tutto).La guerra imbastita dai grillini contro la “politica” e i politici sembra anchessa fallita,è vero che la politica in tutti questi anni ha abdicato al suo ruolo di controllore e bilanciatore dei processi economici,ed anzi si è sempre più intralazzata in un gestionismo di stampo massonico,mafioso,ma la frase “si può fare a meno della politica” suona irreale.I governi di economisti e tecnici non erano indipendenti da un pensiero politico,in quanto è la natura dell’essere umano essere un animale politico,tendente a delle scelte di vita e sociali comunitarie.Mentre i mass media vorrebbero far credere che esistano anche in questo caso entità umane capaci di fare scelte insindacabili e giuste a priori,sconfessando il detto del 68 “pensa con la tua testa”.Ma potremmo tornare al governo dei filosofi di Platone nell’antica Grecia per capire che la filosofia è alla base della politica,ma prima ancora è alla base dell’essere animale umano.
Il tempo comunque scorre velocemente,creando ansia e perturbazioni,mentre declina il vecchio sogno americano della ricchezza senza limiti,dei manager multimiliardari e della scalata sociale,anzi pare che le persone si adattino sempre più ad una “vita a metà” rinunciando alla completa autorealizzazione delle proprie potenzialità,per colpa di impedimenti un pò ovunque.Decade completamente il mito dell’uomo solo affari e lavoro descritto in film come quelli di Jim Carrey Bugiardo Bugiardohttp://it.wikipedia.org/wiki/Bugiardo_bugiardo ,ed ritorna il concetto di fare festa,come accanto alle movide,c’è un nuovo microcosmo composto da aspirazioni di vita all’aria aperta,di natura,di campagna,di tempo in definitiva,tempo che seppur ci sia molta disoccupazione sembra sempre e comunque mancare anche ai cittadini occidentali.
Ma rimane un altra domanda,ne rimangono molte altre,legate all’economia innanzittutto,riusciremo ad ritornare un paese produttivo?riusciremo a rilanciare la nostra industria,rivalorizzando il lavoro manuale come succede in Germaniahttp://www.dagospia.com/rubrica-3/politica…prese-59429.htm ?Ed alla fine se anche riusciremo a rilanciare l’industria europea ed a produrre quasi come i cinesi a chi venderemmo questi prodotti?Già i magazzini cinesi sono pieni di prodotti in esubero ed invenduti,ed alla fine il pianeta sopporterà tutto questo carico di rifiuti?tanto che una cultura dello spreco,della produzione di massa fenomeno ormai più cinese che europeo,in barba a Marcuse,darà all’Asia le stesse aspirazioni di vita e possibilità di trasporto dei nostri anni ruggenti?Penso all’inquinamento che si provocherrebbe se tutti l’Asia aspirasse per singolo individuo ad un automobile come succede già da noi,il petrolio durerebbe(già siamo al picco petrolifero)?Per non parlare del fatto che anche il consumo di carne cresce con il benessere diffuso in tutto il pianeta ogni giorno sempre più,ed le vecchie tradizioni religiose orientali nulla possono contro questo,vediamo addirittura il disboscare nelle aree del sud america,in Brasile dove mega allevamenti sono stati inaugurati sopra la morte di milioni di alberi e foreste che costituiscono come l’Amazzonica il polmone della terra.
Ma se il problema è la sovrapopolazione si potrà controllarla con metodi democratici e non eugenetici?Ed la stessa medicina sarà nel prossimo futuro una medicina umana al servizio dell’uomo,o diventerà invece succube alle lobby farmaceutiche e magari eugenetiche ed con l’obiettivo della riduzione della popolazione globale a partire dai più deboli?Rimane fuori ancora il problema della privacy,quanto i cittadini si sentiranno sicuri di fronte al loro stato?Già possiamo osservare questo fenomeno con la ricerca pazza da parte degli stati uniti della talpa Edward Snowden…
Ritornando al titolo dell’articolo,un tempo la lotta di classe marxista richiedeva un nemico visibile e tangibile contro cui scagliarsi,come il palazzo d’inverno a San Pietroburgo.Ma oggi il “nemico” rimane non identificabile,appartiene alla zona neutra,è intangibile quasi Divino,siamo noi,può essere tutti e nessuno.


 Signoraggio.it

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