Il cosiddetto “Obamacare” è, senza dubbio, la prima manifestazione di un’America che non ha più paura di quell’equazione e che, forse, riesce per la prima volta, con i due mandati Obama, ad avvicinarsi a forme di Sicurezza Sociale prima nemmeno immaginabili nella terra dell’American Dream e della forma più pura del principio di sussidiarietà tra cittadini e legislazione. La riforma in questione non ha comunque mai trovato l’applicazione totale data la costante avversione del Partito Repubblicano ad un aumento della spesa pubblica per finanziare, appunto, la prima riforma sanitaria che permettesse agli USA di uscire dalla dittatura delle assicurazioni e non essere mai più il paese dei Johnny Q. Il Partito Repubblicano ha costretto la riforma a numerose limitazioni, sopratutto negli Stati governati dall’Elefante e ha impedito che la manovra venisse finanziata da un aumento delle tasse per le aliquote di contribuzione più alte (ergo, i ricchi) obbligando, piuttosto, il Presidente ad adottare il Sequester Act: una limitazione della spesa pubblica che, secondo le prime stime, provocherà la scomparsa di 500.000 posti di lavoro, acuendo, così come in Europa, la crisi con manovre di austerità controproducenti.
Oggi sono arrivate le prime stime effettive sui costi della riforma sanitaria di Obama: è convenuta? Costa davvero così tanto come temevano i Repubblicani? Quali sono i primi risultati?
Anzitutto la sua applicazione diversificata a seconda dei vari stati e delle loro particolari legislazioni ha portato ad un calcolo medio della spesa estremamente diversificato. In Minnesota, ad esempio, i “bronze plan” sono costati 144 mln $ mentre in Wyoming ben 425 mnl $. Con i vari piani ci sarà la possibilità per il 56% di non assicurati di ottenere copertura con meno di 100$ al mese, al di fuori dei sussidi, anch’essi estremamente variabili a seconda dei vari stati. I “bronze plan“, infatti, varieranno il loro costa a seconda dello Stato e della composizione del nucleo familiare che ne farà richiesta. Il sistema presenta delle falle per le persone più soggette ad incorrere in malattie, come gli anziani e i soggetti con qualsiasi patologia li renda più cagionevoli, per i quali, secondo la logica assicurativa, piuttosto che quella assistenzialista, la copertura rimane ancora troppo cara, a vantaggio delle persone più giovani, creando un effetto favorevole in termini di mercato ma che, come è facile da intuire, non segue la ratio di dare maggiori possibilità di copertura, proprio ai soggetti più a rischio.
Per alcuni, che già possedevano copertura assicurativa, quest’ultima è paradossalmente aumenta ma a scapito di un aumento parallelo dei servizi offerti, prima non coperti. A seconda del reddito, la legge propone diversi livelli di copertura: da quella finanziaria per chi è sotto la soglia degli 11.490 $ annui, sino ai semplici benefici per chi è al di sopra della soglia. La sensazione è che vi sia ancora moltolavoro da svolgere per rendere davvero assistenziale una tale riforma ma, allo stesso tempo, appare impossibile e forse addirittura inappropriato, sperare che un sistema sanitario di stampo europeo comunitario possa sbarcare nella terra di Colombo senza trovare problemi e senza che debba necessariamente correlarsi con i principi della società americana.
Nonostante ciò, però, come dimostrato da uno studio del Prof. Roberto De Vogli, gli Stati Uniti, nonostante la riforma continuano ad essere il paese con l’aspettativa di vita più bassa tra i paesi “ricchi” e a spendere, nonostante ciò, la spesa pro-capite più alta per la Sanità, come descritto in questa tabella elaborata dallo stesso professore.
Nonostante ciò, però, come dimostrato da uno studio del Prof. Roberto De Vogli, gli Stati Uniti, nonostante la riforma continuano ad essere il paese con l’aspettativa di vita più bassa tra i paesi “ricchi” e a spendere, nonostante ciò, la spesa pro-capite più alta per la Sanità, come descritto in questa tabella elaborata dallo stesso professore.
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