mercoledì 17 luglio 2013

Sanità in Italia, disastro


Presentato il rapporto Pit: lo stato (disastroso) della Sanità in Italia

La situazione della Sanità in Italia è sempre peggio, con costi che non sempre i cittadini riescono a supportare, con un'assistenza che non è universalmente garantita e che riesce a pressare sui cittadini malati con spese davvero troppo elevate.

Il Rapporto Pit Salute 2013 si può riassumere con un semplice “Meno sanità per tutti”.
Non è una caso che il XVI Rapporto PiT Salute del tribunale per i diritti del malato – Cittadinanzattiva, presentato oggi a Roma al Ministero della Salute, si intitola proprio “Meno sanità per tutti, la riforma strisciante”.
I cittadini hanno spostato le loro preoccupazioni dagli errori dei medici all'accesso alle prestazioni e in particolar modo ai costi che sono a carico dei cittadini; una chiave di lettura che evidenzia i timori determinati dall'impossibilità di poter sempre pagare le spese sanitarie, soprattutto a seguito della grave situazione economica in cui l'Italia imperversa. “Se ieri il cittadino si rassegnava alla necessità di pagare per sopperire a un servizio carente, sospeso o intempestivo, oggi vi rinuncia”.
Sulle segnalazioni pervenute, il 25.7% interessa l'eccessivo peso per la spesa dei farmaci: quelli della fascia A, per esempio, costringono i cittadini a corrispondere a una differenza che separa il generico da quello di marca. Quelli poi affetti da patologie croniche o rare, devono pagare di tasca propria i farmaci in fascia C con spese di 1.127 euro annui per medicinali che sono indispensabili, insostituibili e che dovranno essere assunti a vita. Il 24.4% lamenta le prestazioni intramoenia, mentre il 16.3% quello dei ticket per esami diagnostici o per le visite specialistiche.
La fotografia che emerge evidenzia che il Servizio Sanitario Nazionale pubblico così come dovrebbe essere, cioè universale, equo e solidale, oggi più che mai non esiste”.
Un altro grave aspetto della Sanità nostrana sono le lunghe liste di attesa che lasciano i pazienti ad aspettare mesi e mesi per visite o interventi chirurgici. Il 74.3% ne è preoccupato, così come il 15.4% deve ovviare alle carenze del pubblico attraverso strutture private. Il 10.3% lamenta l'insostenibilità dei ticket. Il 37.2% delle segnalazioni interessano gli esami diagnostici, il 29.8% le visite specialistiche. Il 28.1% segnala problemi nell'accedere a ricoveri necessari per gli interventi chirurgici, mentre il 5% per le terapie oncologiche quali chemioterapia e radioterapia.
Il taglio del Fondo Sanitario Nazionale arriva a 30 miliardi di euro nel 2013-2015. “Un definanziamento pagato direttamente con i soldi dei cittadini, obbligati a farsi carico delle cure a costi sempre maggiori o a rinunciarvi, e sostituito dall'assistenza prestata dalle famiglie”.
Molto male anche le attese diagnostiche che sono molto lunghe, più che l'anno precedente. Un'attesa di tredici mesi per una mammografia, di dodici per la Moc, nove per l'ecodoppler e per la colonscopia, otto per l'ecografia, la risonanza magnetica e la radiografia, 'soli' sei mesi per una Tac, per un elettrocardiogramma o per un ecocardiogramma.
Non vanno meglio le visite specialistiche: dodici mesi per un urologo, dieci per uno pneumologo, nove e mezzo per un oculista o un cardiologo, sette per un oncologo.
Gli errori diagnostici e terapeutici in generale sono diminuiti, ma sono molte le segnalazioni per diagnosi errate in oncologia, ortopedia, ginecologia e ostetricia; nei terapeutici va male sempre ortopedia, poi chirurgia generale e infine ginecologia e ostetricia.
Se tutto questo non bastasse, ci sono anche molte preoccupazioni per le condizioni delle strutture sanitarie, che versano troppo spesso in cattive condizioni igieniche e che potrebbero per questo facilitare un possibile insorgere di malattie infettive.
Maggiori informazioni sono disponibili sul sito di cittadinanzattiva.

Nessun commento:

Posta un commento