Continuiamo pure a parlare di emancipazione; riempiamoci la bocca di espressioni come “femminicidio”, “rispetto di genere” e di tutte quelle altre formule idiomatiche che tanto ci piacciono e ci fanno sentire il sapore della rivalsa al fondo della gola. Nascondiamo, dietro di esse, quel narcisismo che ci avvolge e stringe. D'altra parte, la nostra consapevolezza d'esser “donne” s'è sviluppata in maniera alquanto strana. Difficile, infatti, riconoscere oggi quel femminismo sventolato negli anni Settanta, quel desiderio di poter disporre del proprio corpo a prescindere dall'uomo. Fu una lotta difficile: prima di poter accettare la propria natura ci si è dovute infrangere contro culture machiste, chiusure mentali, tabù autoimposti. E' difficile riconoscerlo perché tutto quel femminismo, oggi, è scaduto. Ha perso senso, è diventato sterile, commerciale. E' divenuto un alibi con il quale le donne hanno trasformato la propria femminilità in esposizione, ostentazione. Se prima una donna era l'oggetto privato del marito, ora è quello pubblico della società. Le femmine hanno cambiato il modo e hanno cambiato il destinatario, ma non hanno cambiato se stesse: nessuna che si sia fermata per domandarsi se, invece, il traguardo non dovesse essere il divenire soggetto. Sarebbe stato sufficiente quello, una lettera in più su carta e un pensiero in più in testa, per bloccare il declino e la degenerazione.
Il concetto stesso di Miss Italia, di base, dovrebbe essere considerato offensivo. Premiare la donna più bella, ovvero, quella che, per pura casualità genetica, può vantare un viso e un corpo da favola. Facendola sfilare di fronte un pubblico, con tanto di numerino appeso al costume, manco fossero bestie alla fiera di paese. Si tratta dell'azzeramento dell'identità, l'apoteosi della superficialità e dell'insulto più bieco alla componente femminile tutta. Chiamiamola estetica, ma sempre e solo apparenza rimane. Nessuno si sogna di insinuare che le partecipanti non siano intelligenti, simpatiche o che non posseggano un bagaglio umano ragguardevole: il problema è proprio che non è ciò a premiarle.
Poi si sa: non mancheranno, ora, quelli e quelle che additeranno la Boldrini e la Tarantola come invidiose. Non si stenta a immaginare i commenti grossolani e sessisti, che vedranno nella decisione di non trasmettere Miss Italia un qualche motivo secondario, campato per aria, mera eredità di quella cultura machista. In fondo, ci siamo abituati. Abbiamo avuto per decenni esponenti politici che giudicavano le capacità politiche delle avversarie e delle alleate in base all'estetica e ne abbiamo ancora. Abbiamo un vicepresidente del Senato che chiama un ministro “orango” e giornalisti che, di fronte alla proposta di alcune parlamentari di sottoporre a controllo l'immagine della donna in tv, titolano che si vuol vietare la gnocca, perché in quest'ottica esser femmine significa soltanto essere portatrici di vagina. Abbiamo vallette in ogni salsa e in ogni programma, modelle ritoccate, attrici tirate, insulti gratuiti. Oppure abbiamo i vari cliché dell' “E' intelligente, dunque è brutta”; “E' bella, dunque è stupida”, quando non peggio. Perché una donna deve fare i conti sempre con l'aspetto fisico, anche per giustificare la propria personalità, le proprie competenze, le proprie ambizioni.
Delle donne, “in tv solo il 2% esprime pareri, parla”, ha ricordato Boldrini. “Il resto è muto, a volte svestito”. Non è possibile darle torto, l'evidenza è sotto gli occhi di tutti -ed è proprio questo il problema-. La donna continua ad essere vittima, e lo è di sé, diciamolo chiaro. Basterebbe un minimo di coscienza, un minimo di consapevolezza per non accettarlo più. Per non rendersi colpevoli. Senza voler passare per bacchettone o invidiose. Semplicemente, per essere donne e non femmine.
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