martedì 15 gennaio 2013

Stragi ’92. Il carteggio inquietante dei servizi segreti.


Stragi '92; il carteggio inquietante dei servizi segreti

318. E' il numero dei documenti top secret che sono stati inseriti nella relazione conclusiva della commissione parlamentare antimafia sulle stragi del '92, in cui persero la vita Falcone Borsellino.
Documenti segretissimi, provenienti dall'Aise, l'ex Sismi, e dall'Aisi, l'ex Sisde. I servizi segreti militari e civili.
A richiederli sono state la procura di Caltanissetta e dell'Antimafia, in cerca di qualche atto che aiuti a far luce su una delle pagine più buie e misteriose della recente storia d'Italia.

Sfortunatamente, la documentazione degli 007 nostrani è lacunosa, disomogenea, quando non inquietante, come l'ha definita il procuratore Sergio Lari. Un archivio, come scrive oggi il quotidiano Repubblica, che “rivela le reticenze degli apparati di sicurezza”. Non solo: l'intero carteggio dimostra chiaramente l'amnesia di massa e l'acquiescenza all'interno dei servizi segreti; misteri che gravitano attorno la morte dei due giudici riguardo gli intrecci tra agenzie e mafia.
Sono pochi i documenti rilevanti, sui 318 pervenuti. Tra questi, i due giornalisti Bolzoni e Palazzolo ne citano alcuni, che partono dal 24 maggio del '92.
Era trascorso appena un giorno dall'attentato alla vita di Falcone. Un anonimo camionista aveva informato i servizi segreti di aver notato, la sera del 22 maggio, un furgone fermo sulla corsia d'emergenza, all'altezza dello svincolo di Capaci. Il 9 dicembre dello stesso anno, un'altra informazione venne raccolta: il giorno precedente la strage, sulla carreggiata dell'autostrada Punta Raisi Palermo, vi erano due individui. Ma non è possibile appurare se siano state effettuate indagini al riguardo da parte dei reparti di sicurezza, né chi fossero gli informatori.
Lo stesso 24 maggio, il Sisde inviava alla magistratura una segnalazione con la quale il coordinatore del gruppo d'indagine dei Servizi sulle stragi, Bruno Contrada, supponeva il coinvolgimento del clan Madonia nell'attentato. Una simile informazione venne ritrasmessa, sempre da Contrada, il 4 agosto. Si trattava di una pista fondata su sole ipotesi, che aveva più il gusto di depistaggio che d'indagine.
Tant'è che, a dicembre, Contrada venne arrestato con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.
Una nota del 25 maggio riporta poi la notizia secondo cui la Direzione del Sisde di Roma avrebbe inviato una squadra nel capoluogo siciliano, per effettuare dei rilevamenti nei pressi dell'autostrada.
Il risultato dell'esame del materiale roccioso prelevato, non fu mai reso pubblico. Il vicecapo del centro Sisde di Palermo ha specificato ai magistrati che la missione era stata organizzata dal vicedirettore pro tempore del nucleo tecnico scientifico, in totale autonomia, e che, per questo, i responsi del sopralluogo non furono mai condivisi con il centro stesso.
Nell'informativa datata 28 maggio 1992, invece, spedita dal centro Sisde di Palermo, veniva allertata la Direzione di Roma di un progetto d'attentato a Borsellino. Le informazioni contenute nella nota erano frutto di alcune deposizioni di una fonte vicina a Cosa Nostra.
Pochi giorni dopo la morte di Falcone, dunque, i servizi sapevano già che il giudice Borsellino sarebbe stato presto bersaglio della mafia.
E' impossibile sapere, però, se tale allarme fu mai comunicato alle autorità giudiziarie, favorendo di fatto la strage di luglio in via D'Amelio.
Proprio riguardo la morte di Borsellino, ancora più preoccupante è l'atto spedito dal Sisde di Palermo il 13 agosto. In esso si faceva riferimento alle deposizioni di Enzo Scarantino, l'uomo che si autoaccusò della strage di via D'Amelio, e del furto dell'auto utilizzata nell'attentato.
Le testimonianze di Scarantino erano false, adibite a depistare le indagini; eppure, nell'ottobre del '92, i servizi segreti le convalidarono ulteriormente sottolineando le parentele mafiose che il pentito fittizio poteva vantare.
Una volta scoperto l'inganno, anni dopo, i procuratori di Caltanissetta, chiesero al capo centro Sisde di Palermo il perchè di quelle note. Ma egli rispose che le informazioni riportate non erano state acquisite da lui, e che, comunque non ne ricordava con esattezza il contenuto.

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