giovedì 17 gennaio 2013

Avanti con la campagna elettorale, continua pure il silenzio su temi sociali e casta


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Ogni qualvolta si accendono tv o radio, molto spesso in questo periodo ci inoltriamo in qualche politico che continua imperterrito la sua campagna. Il problema è che i temi principali sono sempre gli stessi: tasse, Imu, candidati e alleanze, presenti e future.
Sembra che i politici, bipartisan, abbiano dimenticati le problematiche più urgenti, che allarmano maggiormente i cittadini italiani come il lavoro, il welfare, istruzione, ricerca e i famosi tagli alla casta. Insomma dei temi etici e sociali poca roba. Solo ieri Mario Monti ha trattato un argomento molto delicato, quale il matrimonio tra omosessuali, del quale si dice contrario.

Insomma, mentre va in scena il rito della corsa al consenso, e delle liste con candidature blindate a causa del Porcellum, continua ininterrotto anche il classico rituale del Paese in crisi dove la Casta spreca e il popolo soffre. 
E i tagli? Sempre ventilatissimi per attirare il favore popolare, passano troppo spesso in cavalleria, perché, sperando che la gente sia troppo impegnata a sopravvivere, i politici confidano nella memoria corta dell’elettorato. Ma andiamo per ordine.
L’ultima nuova sul tema degli sprechi viene direttamente dai palazzi romani del potere, quelli di Montecitorio. Un bando da quasi 3 milioni di euro è stato lanciato per appaltare i servizi di "manutenzione di tappezzeria, falegnameria e opere vetrarie" da espletare nelle diverse sedi della Camera. Un dettaglio oscurato dall’oppressiva campagna elettorale.
Se la spending review non è un tema forte sugli sprechi nel Palazzo, anche sui tagli alle spese pubbliche ci sarebbe molto da dire, come la mancata emanazione entro il 31 dicembre scorso del decreto per fissare la "giusta percentuale" di dotazioni organiche in rapporto alla popolazione per gli enti locali.
A inficiare i buoni propositi, anche troppa discrezionalità: se era previsto di obbligare i Comuni a far compilare al Ministero dell'Economia le buste paga dei dipendenti pubblici, perché hanno aderito alla causa, in un anno, solo 67 su 8.100? 
Stesso discorso per la misura prevista dal decreto Crescita per obbligare le amministrazioni a divulgare, sul sito proprio, stipendi, consulenze ed erogazioni varie superiori ai mille euro. Sui tagli agli stipendi dei parlamentari e su quelli alle province, invece, forse gli italiani hanno perso definitivamente la speranza. 

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