martedì 18 dicembre 2012

Benigni: “la Costituzione è meravigliosa, quando entrerà in vigore sarà un mondo bellissimo”+


20121217_220835_918FF484_medium (1)Ieri sera abbiamo assistito a due ore di spettacolo con un Benigni che dimostra ancora una volta di essere un uragano della scena. “Volevo parlare di cose belle, ma questo dicembre ci sono state due notizie, bruttissime, catastrofiche”, ironizza Benigni. “Una la sapete tutti, il 21 dicembre c’è la fine del mondo, ma non è la più brutta. Un’altra, terrificante, ci ha veramente spappolati tutti: con questa crisi, con tanti italiani che desiderano andare in pensione e non ci possono andare, c’è uno che ci potrebbe andare quando vuole e non c’è verso di mandarcelo. E s’è ripresentato”. Il premio Oscar paragona il ritorno di Berlusconi “a quei sequel dei film dell’orrore: Lo Squalo 6, La mummia, Godzilla contro Bersani… Non si sa più che fare. Qualcuno può dire che tutti ce l’hanno con lui, ma è lui che ce l’ha con noi”.

“Devo ringraziare tutti gli italiani e i vertici della Rai per la possibilità di realizzare una serata bella su un argomento che più bello non si può”: comincia così la catena di ringraziamenti di Roberto Benigni che lo porta via via a dire grazie al presidente Napolitano, al papa, a Dio e infine a Berlusconi. “I vertici della Rai mi hanno detto: non devi ringraziare noi, ma una persona più importante di noi, il presidente della Repubblica Napolitano, che saluto con affetto, che mi ha ricevuto con grande cordialità e affetto”. Ma il Capo dello Stato, spiega, “mi ha detto che invece dovevo ringraziare un’altra persona più importante, il Papa”. E il Pontefice, a sua volta lo ha indirizzato “a nostro Signore: mi ha detto, lo puoi ringraziare, con la mia benedizione. Io allora ho ringraziato il Signore, ma ho sentito una voce che diceva: non devi ringraziare me… Silvio, grazie”.
Benigni, anche questa volta non risparmia il suo bersaglio preferito, Berlusconi, dedicandogli la prima mezz’ora dello spettacolo. Nella conclusione del suo primo monologo, con una punta di amarezza, Benigni, dice: “Il popolo, alla fine, sceglie sempre Barabba al posto di Gesù Cristo”.
Poi arriva la Costituzione.
Per Benigni “la politica e’ la cosa più alta per organizzare la pace, la serenità  e il lavoro. Non avere interesse per la politica e’ come dire di non avere interesse per la vita”. “Se non c’e’ il lavoro, crolla tutto: la repubblica e la democrazia, che sono il corpo e l’anima delle nostre istituzioni”. “I nostri costituenti sapevano lo stretto legame tra noi e il lavoro, e il compenso per il lavoro non e’ solo perché ci serve per mangiare ma per la nostra anima”. Benigni ha anche ricordato che autore di passaggi fondamentali della nostra Costituzione e’ stato “un pugliese di appena 29 anni, Aldo Moro”.
“Non si può  scrivere ‘noi amiamo gli uomini’ e poi fare la guerra. Il comandamento supremo e’ invece ‘ama il prossimo tuo’. Amare le persone e’ il comandamento che ci salverà”. Così Roberto Benigni durante la sua esegesi sulla Costituzione italiana. Benigni ha anche detto che “si uccide per la religione, nel nome di Dio milioni di morti…”, sottolineando quindi l’esigenza del rispetto delle religioni altrui, ma a condizione che il rispetto sia reciproco. E contro la guerra in genere, la soluzione e’ nelle “regole comuni”, altrimenti “finisce l’umanità’”.
Nel giorno in cui Pannella fa registrare una settimana di digiuno per sottolineare la condizione delle carceri italiane, Benigni interviene sull’argomento: “Non e’ uno Stato civile quello che permette una condizione delle carceri come quelle che ci sono… Dobbiamo occuparcene, e’ pietà’ e solidarietà ”, spiega nel corso della sua esibizione su Rai 1 dedicata alla Costituzione italiana. “La giustizia ci vuole – ha detto ancora – ma un minimo di pietà’ per questa condizione. E i nostri padri costituenti sapevano bene cosa scrivere sulle carceri”.
Benigni ha anche sottolineato come la nostra Carta costituzionale ripudi la pena di morte, aggiungendo che “In Italia gli assassini sono solo quelli che uccidono”.
E si appassiona sulla cultura: «Siamo il Paese della bellezza, che ha inventato la sindrome di Stendhal, l’opposto della sindrome di Bondi, per cui crollavano i monumenti, non gli uomini. Berlusconi invece è affetto dalla «sacra sindrome, perché si crede Dio». Un patrimonio da difendere: «Se non fossero nati Marconi e Meucci, qualcun altro avrebbe inventato la radio e il telefono. Ma se non fossero nati Manzoni o Leopardi, nessuno avrebbe più scritto “I Promessi sposi” o “L’infinito”».
Benigni, insomma, semplifica. Alleggerisce una lezione di educazione civica e fa quasi spavento pensare che gli italiani non la conoscano, la loro Costituzione, e che abbiano bisogno di questo ripassino. Ma ne hanno bisogno, è evidente. Se no non si entusiasmerebbero così tanto.

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