Oltre un anno è passato da quando il corpo di Melania Rea è stato ritrovato nel bosco alle Casermette di Ripe di Civitella. Crivellato di coltellate, oltraggiato da buchi di siringhe, inferti probabilmente per depistare le indagini.
Dal luglio scorso, in carcere per questo delitto, è ristretto il marito di Melania, il caporalmaggiore Salvatore Parolisi. A suo carico nessuna ‘pistola fumante’, nessuna prova schiacciante, ma comportamenti anomali e una serie di indizi che, secondo gli inquirenti, lo inchiodano.
Parolisi è un personaggio maldestro, che sin dall’inizio ha costellato la sua verità di bugie, smontate una ad una dagli investigatori. Anche l’atteggiamento non gioca a suo favore. Da subito si è comportato come se avesse la consapevolezza di non ritrovare più la moglie viva, a differenza del padre e del fratello di Melania, non ha accettato di lanciare appelli in televisione, maltrattando i giornalisti che glielo proponevano.
Si arriverà comunque ad un processo indiziario, basato sulle menzogne di Parolisi, incomprensibili se si trattasse di un innocente. Il caporalmaggiore ha taciuto sua relazione extraconiugale con un’amante, la soldatessa Ludovica, maldestro il suo tentativo di occultare il cellulare con il quale si teneva in contatto con lei.
Parolisi ha, in tutti i modi, tentato di depistare gli investigatori, seminando le sue deposizioni di bugie, raccogliendo però i fatti e ricollocandoli nel giorno della scomparsa della moglie.
Anche inizialmente fortunato Parolisi, i ripetitori Tim in quei giorni erano guasti e la sua cella telefonica non ha potuto essere catturata. Fortunato anche perché il medico legale ha, in un primo tempo, sbagliato lla perizia necroscopica, datando l’ora della morte 12 ore prima del 20 aprile, giorno del ritrovamento del corpo di Melania, e il marito per quelle ore aveva un alibi, poi crollato.
Quindi il movente. Chi oltre a Parolisi aveva motivo per volere la morte di Melania? E chi, se non chi si sente accerchiato, ha interesse a depistare le indagini?
Inizialmente si era pensato ad un balordo, ad un maniaco, ma non sono state riscontrate tracce di violenza o di tentativi di violenza sessuale. Poi un balordo non avrebbe avuto la necessità di profanare il corpo della vittima con la siringa, nessun indizio avrebbe potuto condurre a lui.
Si è trattato, secondo la procura, di un omicidio di impeto, una discussione degenerata.
Si è indagato sulla vita privata di Melania: non aveva amanti né segreti. Si è indagato nella cerchia degli amici: non è emerso nulla.
Resta il dubbio che qualcosa vada ancora approfondito. Resta da approfondire, per esempio, il contesto dell'ambiente di lavoro di Parolisi, come richiesto nella sua ordinanza di custodia cautelare in carcere contro il caporalmaggiore anche dal Gip di Teramo, Giovanni Cirillo.
Piste alternative? Sì, secondo gli inquirenti, ma non ancora supportate da prove che reggano in giudizio. I magistrati ipotizzano che Melania sia stata uccisa perché aveva scoperto un segreto inconfessabile, forse legato alla caserma dove Parolisi lavorava. In tutta l'indagine resta un margine di dubbio sul fatto che Parolisi abbia accompagnato la moglie nel boschetto e lì sia intervenuta una persona che, però, non ha lasciato tracce di sé.
Il che sposterebbe tutto su un piano di premeditazione a aprirebbe scenari inquietanti, se Parolisi stava rendendo conto a qualcuno di qualcosa che non sappiamo, se la moglie aveva scoperto qualcosa e lui è stato costretto a portarla lì. Ma , al momento, non esistono elementi concreti per confermare questa pista.
È stato chiesto a Parolisi se c'era prostituzione: ha risposto di no. Droga o traffici di droga? Ha risposto che sapeva che girava droga, ma che a lui non era mai capitato di vederne. Cose strane? Ha risposto che una volta una ragazza era stata trovata legata al letto con dei ceri attorno.
La più volte sussurrata, che potrebbe non essere un ulteriore tentativo di depistare le indagini. Sul corpo di Melania sono state trovate quattro tracce di Dna misto tra il suo e quello di altre persone. Uno è Dna misto di Melania e di una donna, gli altri di Melania e tre uomini.
A presindere dalle responsabilità di Savatore Parolisi, a più di un anno di distanza dalla morte di Melania, ci sono ancora troppe domande senza risposta.
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