Napolitano costretto ieri a lanciare l’ennesimo ultimatum ai partiti. Lo fa attraverso una lettera ai presidenti di Camera e Senato, Fini e Schifani, il cui contenuto è grosso modo questo: la nuova legge elettorale non è più rinviabile, occorre superare il Porcellum.
Del resto, non era forse questo, assieme alla messa in campo di misure contro la crisi, uno dei motivi che avevano dato vita al governo Monti, ossia quello di dare tempo ai partiti per arrivare, prima delle elezioni (che si terranno nella primavera del 2013) ad una nuova legge elettorale che rispondesse alla pressante richiesta dei cittadini di più democrazia nella scelta degli eletti, in particolare con il ripristino del voto di preferenza che restituirebbe ai cittadini la possibilità di votare i candidati che ritengono più degni?
Ebbene, nemmeno il richiamo di Napolitano, però, sembra aver sortito alcun effetto. I partiti presenti in Parlamento non riescono infatti a mettersi d’accordo su un nuovo modello elettorale. Ciascuno prova a tirare acqua al proprio mulino. Con un obiettivo prioritario: lasciare tutto com’è.
In particolare stupisce ancora una volta la posizione del Pd che si dice “indisponibile” a qualsiasi legge elettorale che introduca le preferenze.
Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del partito democratico ha dichiarato: “”Il Pd vuole che i cittadini scelgano gli eletti, ma se qualcuno vuole una legge elettorale con le preferenze sappia che non siamo disponibili”. Quantomeno un ossimoro.
E dunque, niente preferenze per il Pd. Del resto, nulla come l’attuale legge elettorale tutela i gruppi dirigenti dal giudizio dei cittadini. Che si prevede impietoso, forse l’onorevole Finocchiaro teme di essere spazzata via dal consenso.
L’unico modo, per i nominati, di rimanere incollati alla poltrona è mantenere l’attuale legge elettorale, Il Porcellum. Oppure di farne un’altra che non introduca le preferenze.
Per questo l’ultimatum di Napolitano, questa volta, cadrà nel vuoto. E ancora una volta grazie al Pd.
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