La crisi in Italia dei liberi professionisti è strutturale, dato che il numero dei professionisti è aumentato in modo esponenziale.
Il calo del giro di affari, si attesta di media a – 30%.
La prima difficoltà di ogni studio è la difficoltà ad incassare la parcella, con ritardi che vanno dai 6 ai 9 mesi; poi ci sono le aziende private che non possono pagare i consulenti che gli servono, perché anche loro non hanno liquidità necessaria a farvi fronte, perché con la crisi le aziende devono pagare prima le tasse e i contributi.
La situazione più critica è quella degli avvocati, che con i suoi quasi 220 mila iscritti, ha visto calare il giro d’affari tra il 30 e il 40%, a cui seguono i commercialisti con un calo tra il 30 e il 35%, per gli ingegneri il calo è intorno al 25% e la categoria che sta un po’ meglio sono i notai, con un calo del 15%.
Dopo anni di sacrifici e specializzazioni prese, questo è il quadro poco roseo, dove sicuramente nei prossimi anni, ci sarà un calo di quasi tutti i professionisti nelle varie categorie, con forti ripercussioni sui consumi e le consulenze, a cui si aggiunge che tanti professionisti fanno più lavori, come quello di segretario, addetti alle fotocopie nella propria attività, e tanti studi professionali si accorpano ad altri già esistenti, per far fronte agli alti costi della propria attività.
Ricordiamo che i professionisti iscritti alle casse, sono circa 600 mila unità, dove gli importi dichiarati sono dei dottori commercialisti con 161 mila euro, seguito dagli avvocati con oltre 114 mila euro, mentre gli ultimi sono i giornalisti con circa 36 mila euro dichiarati, mentre gli iscritti agli ordini professionali di tutte le categorie si attesta sui 2 milioni 640 mila persone.
Purtroppo non aiuta anche il numero alto in tutti gli albi, dove questo aumento ha fatto calare il lavoro assegnato, a cui segue anche la parcella molto bassa in confronto alla media.
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