venerdì 6 luglio 2012

G8 di Genova, condanne definitive dalla Cassazione


La Corte di Cassazione ha confermato le condanne per falso nei confronti dei vertici della polizia coinvolti nel blitz alla scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001.
Era la notte tra il 21 e 22 luglio 2001 quando quasi 400 agenti di polizia fecero irruzione nel complesso scolastico Diaz, dove il Comune di Genova aveva alloggiato i no global del Genoa Social Forum giunti nel capoluogo ligure per le manifestazioni contro il G8. Molti No Global vennero picchiati e le immagini delle loro facce insanguinate fecero il giro del mondo.
La Suprema Corte, dopo 11 anni, ha reso definitive le condanne nei confronti dei vertici della polizia coinvolti nel pestaggio e negli arresti illegali dei no global; ha quindi confermato la decisione della Corte d’Appello di Genova del 18 maggio 2010: la condanna a 4 anni per Francesco Gratteri, attuale capo del dipartimento centrale anticrimine della Polizia; convalidati i 4 anni per Giovanni Luperi, oggi capo del reparto analisi dell’Aisi; 3 anni e 8 mesi a Gilberto Caldarozzi, capo del servizio centrale operativo e 5 anni perVincenzo Canterini, ex dirigente del reparto mobile di Roma.

Sono poi 8 i capisquadra del VII Nucleo Speciale della Squadra Mobile di Roma nei confronti dei quali la Cassazione ha dichiarato la prescrizione del reato di lesioni ai danni dei no global della Diaz.
Complessivamente sono 25 gli imputati e hanno un totale di 85 anni di pena; per tutti c’è il condono di 3 anni e nessuno rischia il carcere. La pena accessoria dell’interdizione per 5 anni dai pubblici uffici farà però scattare la sospensione dal servizio.
A questo punto si potrà aprire la strada ai risarcimenti per i 63 feriti e per i 93 arrestati illegalmente, rimasti in carcere 3 giorni senza poter comunicare con nessuno. Verrà dato anche il via ai procedimenti disciplinari, a carico dei 25, da parte del Ministero dell’Interno.
Il Ministro Anna Maria Cancellieri commenta: “La sentenza della Cassazione mette la parola fine a una vicenda dolorosa che ha segnato tante vite umane in questi 11 anni”. Prosegue: “Questo non significa che ora si debba dimenticare. Anzi, il caso della Diaz deve restare nella memoria”.

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