martedì 17 aprile 2012

Crisi USA: la rivolta, e il crack dei prestiti universitari |


Ogni tanto qui leggiamo il blog di James Howard Kunstler, sicuri che si troverà qualcosa di interessante. Nel senso, ovviamente, dei “tempi interessanti”: non a caso Kunstler è l’autore del celebre “Collasso“.
L’ultimo suo post, “Strange Jubilee“, pronostica un evento a cui nessuno ha ancora pensato. E Kunstler è solitamente una Cassandra niente male (infatti è già arrivato a quasi 1000 commenti).

La vicenda che si dipana è talmente ovvia che solo un economista potrebbe riuscire a non accorgersene. Ecco cosa succederà: tra alcuni mesi, con il peggiorare della crisi finanziaria, il miraggio di posti di lavoro con bei guadagni che svanisce fino a dissolversi, i tecnocrati europei che si riuniscono intorno a qualche lago svizzero (e vengono colti a scuotere sconsolatamente la testa), e Romney e Obama che cercheranno di offrire cure miracolose per l’autostima nazionale – un pericoloso tormentone attraverserà Internet: giovani del duemila, liberatevi dai vostri prestiti universitari!
Qualora non sia noto ai più, è prassi comune negli Stati Uniti accendere mutui decennali per pagarsi gli studi presso le più prestigiose università, costosissime. La catena funziona così: se ti laurei in un’Università prestigiosa avrai la sicurezza di trovare un lavoro molto redditizio, quindi vale la pena indebitarsi per pagarne la retta tanto si sarà certamente in grado, col futuro stipendio, di far fronte alle rate. Stiamo parlando di costi totali, per la laurea, pari all’acquisto di un piccolo appartamento e spesso superiori a 100 mila dollari.
Ma, come abbiamo già notato, questa garanzia è finita. Anche negli USA si fatica sempre più a trovare un lavoro dopo la laurea, e disoccupati qualificatissimi si ritrovano con mutui spaventosi da dover ripagare comunque. E non ce la fanno.
Continua Kunstler:
Il racket dei prestiti universitari è persino peggio di quello dei mutui.
E c’è un giovane del Duemila così stupido da credere che il pacchetto promesso di una vita di regali, una volta chiamati “lavoro con benefit”, ancora lo attende come un servo in livrea per accompagnarlo lungo le cerimonie di carriera e famiglia, secondo le premesse e promesse di un obsoleto Sogno Americano? I sogni sono duri a morire.
Secondo lo scrittore questa sarà l’estate della rivolta degli studenti e dei laureati, che porteranno la loro istanza al top della campagna elettorale americana costringendo politici ed economisti ad affrontarla.
La sfacciataggine di questi delinquenti, che promettono cento anni di shale gas, e lavoro, lavoro, lavoro, e una relazione personale con Gesù!
Quando le università imploderanno, cacciando fuori i loro dipendenti, sarà interessante vedere direttori di facoltà e professori di economia imparare a piantare i cavoli fianco a fianco con i loro ex studenti a servitù debitoria.
(Lo so, è un tremendissimo catastrofista. Ma io amo Kunstler, non c’è niente da fare.)
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