La imminente richiesta di revisione del processo per la strage di via D’Amelio? Temo che ci siano sotto anche aspetti politici, o relativi ai servizi e ad ipotizzate deviazioni, che facciano perdere di vista le regole”. Lo dice in una intervista al mensile ‘il Sud’, in edicola da venerdì 7 ottobre, l’avvocato Gaetano Pecorella, già presidente dell’Unione Camere Penali e deputato Pdl, che proposito delle dichiarazioni dei nuovi collaboratori di giustizia sulla fase esecutiva della strage
Borsellino sottolinea che si tratta “di dichiarazioni molto incerte che si contrappongono ad altre. Se dovessimo applicare il principio del ragionevole dubbio, in linea astratta si finirebbe per non avere nessuna certezza”. Secondo il penalista sarebbe stato necessario prima vedere “se i nuovi indagati sono colpevoli e poi eventualmente procedere alla revisione. La procedura corretta – dice Pecorella che è stato anche assistente di procedura penale del Professor Gian Domenico Pisapia – sarebbe quella di processare,fino a sentenza definitiva, i nuovi presunti colpevoli, e poi avviare la revisione”. “Storicamente i casi ritenuti ammissibili non sono eccezionali, sono rarissimi invece quelli che si sono conclusi con l’assoluzione dell’imputato”. Il Sud ha anche consultato gli esperti per sapere quanto costerebbe allo
Stato l’assoluzione dei sette condannati all’ergastolo: almeno 10 milioni di euro. Nello stesso numero’il Sud’ si occupa della revisione del processo a Bruno Contrada che inizia l’8 novembre dopo la “confessione” – sul mancato deposito dell’esito delle indagini e dei verbali di interrogatorio dell’allora pentito Vincenzo Scarantino – contenuta nel libro del Pm Antonio Ingroia, e racconta del più clamoroso errore giudiziario finora appurato, scoperto da un giornalista siciliano nel 1961, che
costrinse il Legislatore a modificare il codice di procedura penale.

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