mercoledì 26 ottobre 2011

Effetti Biologici della Radiazione da Radiofrequenza


Henry Lai, Dipartimento di Bioingegneria Università di Washington Seattle, Wa USA
Relazione al Workshop scientifico “Temi scientifici e legali sui campi elettromagnetici, teoria ed evidenze degli effetti biologici e sulla salute”, tenutosi a Catania, Sicilia, Italia il 13-14 Settembre 2002, organizzato dall’Istituto Italiano per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro.

Non c’è dubbio che la radiazione da radiofrequenza abbia effetti sulle funzioni cellulari e sugli organismi viventi. Un aspetto determinante di tali effetti è la quantità depositata o assorbita dell’oggetto esposto. Ci sono, inoltre, alcune indicazioni che gli effetti biologici possono dipendere da come l’energia si deposita. Diverse caratteristiche di propagazione, come la “modulazione” o diverse forme delle onde, possono avere differenti effetti su un organismo vivente. Variano a seconda dell’intensità, della forma dell’onda e della durata dell’esposizione.

Possono avvenire effetti biologici dopo esposizioni ad alta intensità di radiazione da radiofrequenza, che possono causare un riscaldamento generale o locale. Sono stati riportati, comunque, anche effetti in cellule umane e animali dopo esposizioni a radiazione da radiofrequenza di bassissima intensità che non possono, apparentemente, causare un cambiamento significativo della temperatura. Ecco un elenco di questi studi. (Alcuni studi danno solo la densità dell’energia della radiazione in mW/cm², mentre altri danno la percentuale di assorbimento specifico (percentuale di assorbimento specifico) in W/kg  negli oggetti esposti).
(1) Balode (1996)- le cellule del sangue di mucche di una fattoria, vicina e di fronte ad un radar, mostravano un livello significativamente più alto di gravi danni genetici.
(2) Boscol e altri (2001)- la radiazione da radiofrequenza derivante da stazioni di radio trasmissione (0.005 mW/cm²) influisce sul sistema immunitario nelle donne.
(3) Chiang e altri (1989)- persone che vivevano e lavoravano vicino ad antenne radio e installazioni radar mostravano carenze nei test psicologici e della memoria di breve termine.
(4) De Pomerai e altri (2000, 2002) hanno riportato un aumento della risposta dello stress molecolare in cellule dopo l’esposizione a radiazione da radiofrequenza con una percentuale di assorbimento specifico di 0,001 W/Kg. Tale risposta di stress è un processo biologico di base che è presente in quasi tutti gli animali, compresi gli umani.
(5) D’Inzeo e altri (1988) – La radiazione da radiofrequenza a bassissima intensità (0.002-0.004 mW/cm² influisce sull’attività dei percorsi dell’acetilcolina, correlata a ioni, nelle cellule. Tali canali giocano un ruolo importante nelle funzioni fisiologiche e comportamentali.
(6) Dolk e altri (1997) hanno scoperto una percentuale significativamente aumentata di leucemie in adulti residenti vicino ad un ripetitore della televisione di Sutton Coldfield e della radio (FM) in Inghilterra.
(7) Dutta e gli altri (1989) hanno riportato un aumento dell’afflusso di calcio nelle cellule dopo l’esposizione a radiazione da radiofrequenza a 0.005 W/Kg. Il calcio è una componente importante delle normali funzioni cellulari.
(8) Fesenko e altri (1997) hanno riportato un cambiamento nelle funzioni immunologiche nei topi dopo l’esposizione a radiazione da radiofrequenza ad una densità di 0.001 mW/cm².
(9) Hjollund e altri (1997)- la conta dello sperma di membri del personale militare danese, impiegato nelle unità missilistiche mobili terra-aria dotate di diversi sistemi che emettono radiazione da radiofrequenza (esposizione media massima di 0.01 mW/cm²), era significativamente inferiore alla media.
(10) Hocking e altri (1996) hanno scoperto un’associazione tra l’aumentata incidenza di leucemia nei bambini e la mortalità in prossimità di emittenti televisive.
(11) Ivaschuk e altri (1999)- l’esposizione di breve termine alla radiazione da radiofrequenza di un telefono cellulare, di bassissima percentuale di assorbimento specifico (26 mW/Kg), influenza un gene correlato al cancro.
(12) Kolodynski e Kolondynska (1996)- bambini in età scolare che vivevano di fronte ad una stazione radio avevano una memoria e un’attenzione meno sviluppata, il loro tempo di reazione era più lento e la resistenza del loro apparato neuromuscolare era diminuita.
(13) Kwee e altri (2001)- l’esposizione a 20 minuti a radiazione da radiofrequenza del telefono cellulare a 0.0021 W/Kg aumentava lo stress delle proteine in cellule umane.
(14) Lebedeva e altri (2000)- è stata osservata un’attivazione delle onde cerebrali in umani esposti a radiazione da radiofrequenza del telefono cellulare a 0.06 m/Wcm².
(15) Magras e Xenos (1999)- hanno riportato una diminuzione nella funzionalità riproduttiva in topi esposti a radiazione da radiofrequenza a densità di potenza di 0.000168-0.001053 mW/cm².
(16) Mann e altri (1998)- è stato osservato un aumento transitorio del cortisolo nel sangue in soggetti umani esposti a radiazione da radiofrequenza del telefono cellulare a 0.02 mW/cm². Il cortisolo è un ormone coinvolto nella reazione allo stress.
(17) Michelozzi e altri (1998)- la mortalità per leucemia in un’area entro 3.5 Km vicino ad un’emittente radio vicino Roma (5.863 abitanti) era più alta del previsto.
(18) Michelozzi e altri (2002)- leucemia infantile più alta ad una distanza fino a 6 Km dalla stazione radio.
(19) Navakatikian e Tomashevskaya (1994)- la radiazione da radiofrequenza a bassa intensità (0.01- 0.1 mW/cm²; 0.0027-0.027 W/kg) causava cambiamenti comportamentali ed endocrini nei ratti. Sono state riportate diminuzioni delle concentrazioni di testosterone e insulina nel sangue.
(20) Novoselova e altri (1999)- la radiazione da radiofrequenza a bassa intensità (0.001 mW/cm²) influisce sulle funzioni del sistema immunitario.
(21) Persson e altri (1997) hanno riportato un aumento della permeabilità della barriera ematoencefalica in topi esposti a radiazione da radiofrequenza a 0.004-0.008 W/Kg. Tale barriera racchiude il cervello e lo protegge dalle sostanze chimiche.
(22) Phillips e altri (1998) hanno riportato danni al DNA in cellule esposte a radiazione da radiofrequenza e percentuale di assorbimento specifico di 0.0024-0.024 W/kg.
(23) Santini e altri (2002)- aumento delle percentuali di persone, abitanti entro 300m da ripetitori della telefonia mobile, che riferiscono stanchezza, mal di testa, disturbi del sonno, disagio, irritabilità, depressione, perdita della memoria, confusione, diminuzione della libido.
(24) Schwartz e altri (1990)- aumento del calcio diretto al cuore esposto a radiazione da radiofrequenza e percentuale di assorbimento specifico di 0.00015 W/kg. Il calcio è importante nella contrazione muscolare. Cambiamenti nel calcio possono influire sulla funzionalità cardiaca.
(25) Somosy e altri (1991)- la radiazione da radiofrequenza a 0.024W/kg ha causato cambiamenti molecolari e strutturali in cellule di embrioni di topi.
(26) Stagg e altri (1997)- cellule del glioma esposte a radiazione da radiofrequenza del telefono cellulare a 0.0059 W/kg mostravano un aumento significativo nella assunzione di timidina, cosa che può indicare una crescita della divisione cellulare.
(27) Stark e altri (1997) hanno osservato un aumento da 2 a 7 volte della concentrazione di melatonina nella saliva di mucche da latte esposte a radiazione da radiofrequenza da un’antenna della radio.
(28) Tattersall e altri (2001)- la radiazione da radiofrequenza di bassa frequenza (0.0016-0.0044 W/kg) può modulare la funzione di una parte del cervello, chiamata “ippocampo” in assenza di effetti termici rilevanti. I cambiamenti nella eccitabilità possono essere compatibili con gli effetti comportamentali riportati a seguito della radiazione da radiofrequenza, poiché l’ippocampo è coinvolto con l’apprendimento e la memoria.
(29) Vangelova e altri (2002)- operatori di stazioni satellitari esposti a basse dosi di radiazione da radiofrequenza (0.1127 J/kg) per un arco di 24 ore mostravano una produzione accresciuta degli ormoni dello stress.
(30) Velizarov e altri (1999) hanno dimostrato che c’è una diminuzione della proliferazione cellulare (divisione) dopo l’esposizione a radiazione da radiofrequenza di 0,000021-0,0021 W/Kg.
(31) Veyret e altri (1991)- la radiazione da radiofrequenza di bassa intensità con una percentuale di assorbimento specifico di 0,015 W/Kg influisce sulle funzioni del sistema immunitario.
(32) Wolke e altri (1999)- la radiazione da radiofrequenza a bassa intensità a 0.001 W/kg influisce sulla concentrazione del calcio nelle cellule muscolari cardiache nei maiali della Guinea.
Alcuni di questi effetti si sono manifestati a intensità o percentuali di assorbimento specifico sorprendentemente basse. Sembra che la radiazione da radiofrequenza a bassa intensità non sia biologicamente inerte. Quando si usa un cellulare, a causa della vicinanza dell’antenna, un’enorme quantità di energia si può depositare nella testa dell’utente. In vari studi sono state riportate percentuali di assorbimento specifico relativamente alte: Dimbylow e Mann (1994)- 2.3 e 4.8 W/Kg/gm di tessuto per un’emissione W di 900 MHz e 1.8 GHz. Anderson e Joyner (1995)- 0.12-0.83 W/Kg; Gandhi e altri (1999)- 0.13-5.41 W/Kg/gm di tessuto con un’emissione W 0.6 (835 e 1900 MHz); e Van de Kamer e Lagendijk (2002)- 1.72-2.55 W/kg/gm di tessuto con emissione W a 0.25 (925MHz).
La maggioranza degli studi biologici sulla radiazione da radiofrequenza sono stati realizzati con esposizioni di breve termine, cioè da pochi minuti e diverse ore. Si conosce poco circa gli effetti delle esposizioni a lungo termine. Quali sono tali effetti? L’esposizione a lungo termine produce effetti diversi da quelli a breve termine? Gli effetti si accumulano con il tempo?
Sono stati riportati vari effetti biologici dopo un’esposizione a lungo termine/ripetuta a radiazione da radiofrequenza:
(1) Effetti sono stati osservati dopo un’esposizione ripetuta e prolungata, ma non dopo una di breve termine [Baranski, 1972; Takashima e altri, 1979].
(2) Effetti che sono stati osservati dopo un’esposizione di breve termine, scomparivano dopo un’esposizione ripetuta e prolungata (abitudine) [Johnson e altri, 1983; Lai e altri, 1987, 1992].
(3) Sono stati osservati diversi effetti dopo diverse durate di esposizione [Di Carlo e altri, 2002; Dumanski e Shandala, 1974; Lai e altri, 1989].
(4) C’è anche un’indicazione che l’animale diventi più sensibile alla radiazione dopo un’esposizione a lungo termine [de Lorge e Ezell, 1980; de Lorge 1984, D'Andrea e altri 1986a; DeWitt e altri, 1987]. La conclusione di una serie di esperimenti sul “disturbo del comportamento” in animali, dopo una sola esposizione a radiazione da radiofrequenza, è che tale “disturbo” avveniva quando un animale era esposto ad una percentuale di assorbimento specifico di 4W/kg approssimativamente, e che il disturbo avveniva dopo 30-60 muniti di esposizione. Comunque, si è scoperto che, dopo un’esposizione a lungo termine (7 ore al giorno, per 7 giorni alla settimana per 90 giorni in 14 settimane), la soglia degli effetti comportamentali e fisiologici dalla radiazione da radiofrequenza avvenivano tra 0.14 W/kg e 0.7 W/kg. Perciò, la radiazione da radiofrequenza può produrre un effetto a intensità molto inferiori, dopo che l’animale è stato esposto cronicamente. Ciò può avere implicazioni significative per persone esposte a radiazione da radiofrequenza nell’ambiente.
La conclusione derivante da questa parte essenziale dello studio è che gli effetti dell’esposizione a lungo termine possono essere molto diversi da quelli dell’esposizione a breve termine.
C’è anche una certa evidenza che gli effetti della radiazione da radiofrequenza possono accumularsi nel tempo. Ci sono degli esempi: Phillips e altri (1998) hanno riportato danni cellulari al DNA dopo 24 ore di esposizione a radiazione da radiofrequenza di bassa intensità. Tale danno può portare alla mutazione genica, che si accumula nel tempo. Magrar e Xenos (1999) hanno riportato che topi esposti a radiazione da radiofrequenza di bassa intensità diventano meno fertili.Dopo un’esposizione su cinque generazioni, i topi non erano più in grado di riprodursi. Questa mostra che gli effetti della radiazione da radiofrequenza possono passare da una generazione all’altra. 
Person e altri (1997) hanno riportato un aumento della permeabilità della barriera ematoencefalica nel topo quando l’energia nel corpo superava gli 1.5 J/Kg (joule per chilogrammi)– misurazione della quantità totale di energia depositata. Ciò suggerisce che un’esposizione breve di alta intensità può produrre gli stessi effetti di un’esposizione a lungo termine di bassa intensità. Questa è un’altra indicazione che gli effetti della radiazione da radiofrequenza possono accumularsi nel tempo.
In molte linee guida sull’esposizione a radiazione da radiofrequenza si usa un limite di 0.4 W/Kg sulla base dei risultati sperimentali che i “disturbi del comportamento” negli animali avvengono a 4 W/kg. Ci sono, comunque, molti studi che mostrano effetti biologici a percentuali di assorbimento specifico inferiori di 4 W/Kg, dopo una esposizione a radiazione da radiofrequenza di breve termine. Sotto tale limite sono stati osservati, per esempio, effetti comportamentali: D’Andrea e altri (1986)- da 0.14 a 0.7 W/Kg; DeWitt e altri (1987)- 0.14 W/Kg Gage (1979)- 3 W/kg; King e altri (1971)- 2.4 W/Kg; Lai e altri (1989)- 0.6 W/Kg; Mitchell e altri (1977)- 2.3 W/kg; Navakatikian e Tomashevskaya (1994)- 0.027 W/kg; Schrot e altri (1980)- 0.7 W/kg; Thomas e altri (1975)- da 1.5 a 2.7 W/kg; Wang e Lai (2000)-1.2 W/kg. Ci sono anche molte ricerche di altre funzioni biologiche influenzate da radiazione da radiofrequenza ad una percentuale di assorbimento specifico inferiore a 4 W/kg. Tale limite, perciò, andrebbe riconsiderato.
Per decenni si è discusso se l’effetto della radiazione da radiofrequenza fosse termico (cioè portasse un significativo cambiamento della temperatura) o non-termico (nessun cambiamento di temperatura significativo). Comunque non abbiamo bisogno di conoscere questo aspetto per fissare delle linee guida dell’esposizione a radiazione da radiofrequenza. La maggior parte degli studi sugli effetti biologici della radiazione da radiofrequenza condotti dagli anni ’80 in poi, sono stati realizzati sotto condizioni non legate alla temperatura. Negli studi che usavano cellule isolate, la temperatura ambientale durante l’esposizione è stata controllata bene. Nella maggior parte degli studi su animali l’intensità della radiazione da radiofrequenza usata non causava di solito una crescita della temperatura significativa. Ci sono diverse argomentazioni circa l’esistenza di effetti non-termici: (1) ci sono studi secondo i quali le radiazioni da radiofrequenza di stessa frequenza e intensità, ma con diversa modulazione d’ampiezza, producono effetti diversi [Arber e Lin, 1985; Baranski, 1972; Frej e altri 1975; Oscar e Hawkins, 1977; Sanders e altri, 1985] (2) La radiazione da radiofrequenza scatena effetti diversi da quelli di un semplice aumento della temperatura [de Pomerai e altri, 2002; D'Inzeo e altri, 1988; Seaman e Wachtel, 1978; Wachtel e altri, 1975]. (3) Sono stati osservati effetti con la radiazione da radiofrequenza di intensità bassissima quando è inverosimile un aumento della temperatura [de Pomerai e altri, 2000].
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Traduzione a cura di A.M.I.C.A. - HYPERLINK “http://www.infoamica.org/” www.infoamica.org
Pubblicata con il permesso dell’autore


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